Mese: novembre 2015

Russi dopati, russi cattivi!

Béccati! Doping in quantità! Se si legge il fitto rapporto di 323 pagine della World Anti Doping Agency contro gli atleti russi si sta male per loro. Nominati uno per uno.Con capitoletti tipo 3.1.22 e poi il nome in corsivo. Per la povera Kupina, un’atleta a caso,22.4.4, trentanovesima al mondo poi, nemmeno prima, c’è stato un lungo interrogatorio, finito non benissimo.
“La commissione indipendente nota che la Kupina ha cominciato l’intervista in maniera amichevole ed educata. Mentre le domande la incalzavano, tuttavia, si è dimostrata agitata. Ha dato agli investigatori l’impressione di evadere le risposte concentrandosi troppo su punti semplicissimi”. E ce la immaginiamo, la povera Kupina, che spiega che lei corre gli 800 metri, che sono meno del chilometro, ma più dei 100 metri, e che quindi i tempi sono anche diversi, e che lei comunque corre da quando è bambina.
Si scorre l’elenco dei nomi con viva partecipazione. Alla fine del rapporto, le raccomandazioni! Sospendere il direttore del laboratorio antidoping a Mosca, modificare la legge russa in materia e cose del genere.Insomma che tosti questi della WADA!
Ora, è inutile soffermarsi sull’orchestrazione a tavolino della campagna anti-Mosca messa in moto dalla Commissione Indipendente. E che forse i russi non si dopavano prima che Putin stesse antipatico a tutti?                                                      En passant vale forse la pena ricordare che anche Andorra, Israele, Argentina, Bolivia e Ucraina sono risultati non conformi qualche giorno fa, mentre Francia e Spagna, fra altri, sono sotto stretta osservazione. Eppure, non si vedono prime pagine di giornali con foto di atleti Ucraini sotto la scritta “Doping a Kiev” o cose simili. E ormai siamo abituati. Ma in fondo, se ci si perde dietro a queste piccolezze…                                                                                                                                          Le emozioni non si restituiscono! Pantani si è dopato,si, così come Maradona! Eh ma che fiato, che gambe, che goals! Questi atleti dopati sono più belli da vedere, più veloci, più forti. A me piacciono di più! Se la Kupina corre dopata e poi arriva 39esima mi dispiace, e penso avrebbe dovuto doparsi di più. E poi, se i neri corrono più veloce cosa possono fare i bianchi? Non è forse doping la pelle nera? Se il mondo segue i grandi campioni vuole sognare in grande: io non spendo tutti i soldi del biglietto per vedere un partita di calcio se nemmeno un giocatore è dopato e fa cose incredibili! E poi c’è una questione di buon gusto: se si dopassero tutti eviteremmo questi balletti anti-Mosca anche nello sport! Ma insomma, gli antichi greci ce lo dovrebbero aver insegnato: per le sport, allora, le guerre si sospendevano.

 

 

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Pushkin, avevi previsto Poroshenko?

Nel 1830 la Russia e la Polonia si fecero guerra per breve tempo. Una rivolta polacca nata per il comportamento illiberale del granduca Costantino (allora reggente russo della Polonia), costrinse lo zar Nicola I a mandare l’esercito per sedare i disordini. In Europa diversi voci si levarono contro l’azione russa; in Francia in particolare si sostenne ampiamente la causa polacca. Negli Stati Uniti, che già allora, si scopre, finanziavano le rivolte anti Mosca, si organizzò addirittura una raccolta fondi per i ribelli. Pushkin, il più grande poeta russo, ma certo profondamente esposto alla cultura occidentale, scrisse un’ode patriottica, Ai Detrattori della Russia che oggi, dopo la rivoluzione in Ucraina, suona incredibilmente attuale.

Sostituite la parole Polonia con la parola Ucraina e l’ode per il 2015 è fatta

Ai Detrattori della Russia (1831)

Perché fate tanto chiasso, paladini dei popoli? Perché minacciate la Russia con i vostri anatemi? Cosa vi ha turbato? Le agitazioni in Polonia? Lasciate perdere: questa è una lotta fra noi slavi, una lotta antica, familiare, ponderata dal destino.       È una questione che non sarete voi a risolvere.                    
Questi popoli già da secoli si combattono. Talvolta erano loro a vincere, talvolta eravamo noi. Chi vincerà stavolta? L’arrogante polacco o il russo eletto? Le tante tribù slave convergeranno nel mare russo, o lo prosciugheranno? Questa è per noi la questione.

Lasciateci perdere: voi non avete letto la nostra storia insanguinata. Per voi è inintelligibile ed estranea questa lotta familiare. Non aveste pena del Cremlino in fiamme, né di Praga.     E vi tenta ora la possibile gloria di una lotta dissennata…   Voi ci odiate!

E perché? Dite! Forse perché anche con Mosca ridotta in cenere non ci piegammo a colui che vi faceva tremare tutti? O perché gettammo nell’abisso colui che minacciava i troni dell’Europa intera e col nostro sangue vi abbiamo ridato libertà, pace ed onore?

Siete bravi a parole, ma passate ai fatti! Forse che la Russia, che ora dorme quieta, non può alzarsi e spezzare le armi rosse di Ismaele? Forse che non hanno più forza le parole dello zar? Forse che è la prima volta per noi, ad aver l’Europa contro? Forse che ci mancano vittorie? Forse che siam pochi, noi, i Russi? Da Perm alla Tauride, dalla Finlandia alla bollente Colchide, dalla Cina immobile all’onirico Cremlino, forse che la terra Russa non si alzerà ancora e ancora? 

Mandate i vostri bellicosi discendenti, i vostri diffamatori. Mandateli da noi in Russia. C’è spazio anche per loro nella grande terra russa, che tante tombe già contiene.

 

 

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Alexandr Sergeevich Pushkin

Come la Russia ci sta battendo a scacchi

Giocatori: USA e UE contro Russia

La Russia matta in 4 mosse

Obiettivi USA/UE: isolare la Russia, impedirle di formare un’unione economica euroasiatica che comprenda l’Ucraina, limitarla a potenza regionale, far cadere o indebolire il regime di Putin perché oppositore dell’ordine mondiale imposto dall’America, espandere la NATO.

La partita si gioca in Ucraina.

L’Occidente muove e spinge l’Ucraina nell’orbita europea ed euro-atlantica, sfruttando un diffuso sentimento anti-russo, sostenendo finanziariamente l’opposizione al presidente Yanukovich e appoggiando il colpo di stato che lo mette in fuga nel febbraio del 2014.

La Russia annette la Crimea per salvaguardare i propri interessi geo-strategici nel Mar Nero. L’Occidente impone sanzioni economiche alla Russia che ne danneggiano l’economia: lo scopo e indebolire la posizione di Putin.

Muove la Russia:

1)  le contro sanzioni

In seguito alle sanzioni di USA e UE, che prendono di mira alcune personalità vicine a Putin e limitano l’accesso russo al credito internazionale, Putin ordina delle contro sanzioni che colpiscono i settori dei macchinari e dei prodotti agroalimentari e caseari sapendo così di creare un serio danno all’economia europea, soprattutto a Italia, Francia e Germania, in modo da spaccare l’Occidente già diviso su molte questioni. Solo in Italia il danno nel 2015 è stato di 2 miliardi di euro di mancate commesse a causa del balletto di sanzioni e contro-sanzioni.

2) l’intervento in Siria

Dopo anni di critiche da parte dell’Occidente nei confronti del supporto russo al regime di Assad colpevole di aver utilizzato armi chimiche contro l’opposizione (mentre, per inciso, l’America supporta regimi come quello saudita dove si lapidano le donne e si tagliano le mani ai ladri anche se minorenni), la crisi dei rifugiati siriani sveglia l’Europa. La guerra per procura che l’Occidente faceva fare a Iran e Arabia Saudita in Siria non conviene più ora che i siriani entrano in massa in Europa e minacciano la stabilità sociale. Bisogna trovare la pace in Siria e fermare i flussi. Putin ordina all’aviazione russa di colpire l’ISIS; da una parte colpisce l’ISIS dall’altra l’opposizione più moderata ad Assad.                                            Putin è l’unico leader non arabo che ha autorità su Assad e lo spinge ad un accordo. Assad dichiara che ha fatto di più la Russia in quattro giorni che l’Occidente in  quattro anni e offre una exit strategy. La Russia diventa l’interlocutore fondamentale per l’UE in Siria.

3) l’alleanza contro il terrorismo

Il terrorismo dell’ISIS colpisce la Russia il 31 ottobre 2015, mettendo una bomba nell’aereo della compagnia metrojet in volo da Sharm El Sheik a Pietroburgo: 224 morti. Putin, per evitare un’opposizione interna alla guerra da parte dell’opinione pubblica, evita di confermare che si tratti di un attacco terroristico fino a che anche Parigi non è colpita dagli attentati il 13 novembre, drammaticamente provvidenziali per la posizione russa. Ora che anche la Francia è colpita come può essere criticato per aver bombardato l’ISIS?  Putin ammette che l’attentato contro l’aereo russo è terrorismo e propone un’alleanza contro l’ISIS, “come contro Hitler”, mentre l’America non si sente di intervenire più seriamente, mandando soldati in Siria e Iraq.                                                                                                                  La grande potenza in questa crisi è la Russia che collabora militarmente con la Francia nei raids aerei di ieri. In 3 mosse il valore di potenza globale per la Russia è ristabilito: Mosca ora sovrasta militarmente, non solo diplomaticamente, gli americani nell’area di Siria e Iraq.Putin si presenta ora come l’interlocutore più forte nelle conferenze diplomatiche che seguiranno sulle future elezioni siriane. Resta da rimediare al danno economico.

4) Le sanzioni all’Ucraina

Riottenuto il grado di “pari” in senso geopolitico e militare, Putin punta a risolvere la questione economicamente, laddove essa era iniziata: in Ucraina. L’ultima mossa, di oggi, è stata quella di vietare l’importazione di prodotti dall’Ucraina, con un danno calcolato di 600 milioni di dollari per Kiev. Ora Putin ci ha messo in un angolo: se manteniamo le sanzioni alla Russia, dovremmo mantenere da soli l’Ucraina, il suo sistema economico distrutto da mesi di guerra civile, il suo stato corrotto, e la seconda popolazione più numerosa d’Europa.

Non solo non possiamo più tenere fuori la Russia dall’Europa, ma ci servirà un continuo e proficuo colloquio con Mosca. Con gli enormi problemi che gli immigrati portano con sé, unito al rifiuto dei paesi dell’Est Europa di farsene carico, e con i seri danni che le sanzioni hanno causato all’economia europea, la Russia deve tornare ad essere un mediatore e partner fondamentale. Inoltre, come possiamo isolare economicamente la Russia ora che è stata nostra alleata in guerra contro l’ISIS, mentre l’America è rimasta a guardare dicendo non avrebbe inviato soldati americani “on the ground”?                                                                          L’Europa può solo ridare il benvenuto ad una Russia più forte, nella quale il consenso interno a Putin è cresciuto ai massimi livelli da sempre e che ora è la potenza regionale di riferimento in medio Oriente, capace di  dialogare con sunniti e sciiti, senza il ventennio di errori con cui l’Occidente si presenta a leaders e popoli medio orientali.

Esattamente il contrario di quello che l’Occidente voleva.

 

 

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Dizionario Russo Fondamentale I: Poshlost’ ovvero il cattivo gusto

Inauguriamo la rubrica Dizionario di Russo Fondamentale: una parola a settimana, fondamentale nella cultura russa.

Per la parola di oggi, ci affidiamo alle meravigliose pagine di Nabokov, dedicate alla parola poshlost’, la trivialità, il cattivo gusto, il cheap.

Scrive Nabokov:

La parola russa è capace di esprimere attraverso una parola impietosa l’idea di un certo difetto ampiamente diffuso per il quelle le altre tre lingue europee che mi accade di conoscere non possiedono alcun termine in particolare. L’assenza di una determinata espressione nel vocabolario di una nazione non necessariamente coincide con l’assenza della nozione corrispondente, ma di certo ne pregiudica la piena e pronta percezione. Vari aspetti dell’idea che i russi esprimono concisamente con il termine poshlost'[…]sono divisi fra varie parole inglesi e così non formano un intero ben definito. Parole inglesi che esprimono, se non tutti, almeno alcuni aspetti della poshlost’ sono, per esempio, cheap, sham, common, smutty, pink-and-blue, high faultin’, in bad taste. Tutti questi termini, tuttavia, suggeriscono semplicemente dei falsi valori, scoprire i quali non richiede alcuna particolare sagacia. Di fatto esse, queste parole, tendono a fornire un’ovvia classificazione di valori in un dato periodo della storia umana; ma ciò che i russi chiamano poshlost’ è meravigliosamente senza tempo e così abilmente tutto pitturato di colori protettivo che la sua presenza (in un libro, in un’anima, in un’istituzione, in  mille altri altri luoghi) spesso non si lascia scoprire[…]

Poche righe dopo, Nabokov fornisce un esempio di poshlust’ nella seduzione come riferita da Gogol’:

[…]Gogol’ disse:”Sì, in generale il tedesco medio non è molto gradevole; ma non si può immaginare niente di più sgradevole di un tedesco seduttore, un tedesco che fa il cascamorto, che vuol piacere…Ho incontrato una volta un seduttore del genere in Germania. La sua amata, che lui aveva corteggiata a lungo e senza successo, abitava in riva ad uno stagno e passava tutte le sere al balcone davanti a questo stagno, facendo la calza e godendosi nel contempo la natura. Il mio tedesco, vedendo l’inefficacia dei suoi tallonamenti, escogitò infine un mezzo infallibile per irretire il cuore dell’irremovibile tedesca….figuratevi che ogni sera si spogliava, si buttava nello stagno e nuotava sotto gli occhi della sua amata abbracciando due cigni, da lui stesso predisposti allo scopo. Non so davvero, giuro, a cosa servissero quei cigni, so solo che per alcune sere di fila lui nuotò e si pavoneggiò davanti al sospirato balcone. Che ci vedesse qualcosa di antico, di mitologico, oppure contasse su qualche altra cosa, fatto sta che la faccenda si concluse a suo favore: la tedesca rimase davvero affascinata dal quel seduttore e ben presto la sposò”. Eccovi la poshlost’ nella sua forma ideale, ed è chiaro che termini come triviale, dozzinale compiaciuto e così via non coprono l’aspetto che essa assume in quest’epica del biondo nuotatore e dei due cigni da lui vezzeggiati. Né è necessario viaggiare così lontano nello spazio e nel tempo per procurarsi buoni esempi.  Aprite la prima rivista a portata si mano e siete sicuri di trovare qualcosa del tipo: un apparecchio radio (o una macchina o un frigorifero, o un servizio da tavola d’argento-qualsisi cosa andrà bene) è appena arrivato in famiglia; la mamma congiunge le mani in stupefatta delizia, i bambini si affollano intorno tutti eccitati, Junior e il suo cane si sforzano di raggiungere il bordo del tavolo su cui sta l’Idolo in trono; anche la nonna dalle raggianti rughe fa capolino da qualche parte sullo sfondo (dimentica, presumiamo, del terribile litigio avuto proprio quella mattina con la nuora); e un po’ in disparte-pollici allegramente infilati sotto le ascelle del panciotto, gambe larghe e occhi scintillanti- sta, trionfante, il Babbo, l’orgoglioso Donatore. La densa poshlost‘ che emana da pubblicità di questo tipo si deve non al loro esagerare (o inventare) il valore di questo o di quell’oggetto utile, ma al loro suggerire che l’acme della felicità umana sia comprabile, e che comprarlo in qualche modo nobiliti il compratore.

Insomma, secondo noi, dopo una attenta riflessione, il poshlost‘ è il farsi portatore di emozioni che in realtà non abbiamo lo spessore di provare, o che proviamo per finta, o che proviamo per procura. E allora ci chiediamo, oggi, dov’è la poshlost’, dove si annida? C’è poshlost’ nel gusto dolcissimo degli ovetti Kinder, si può ravvisare nelle “quote rosa”. C’è oggi molta poshlost’ per esempio nella retorica politica. Nella “difesa della costituzione più bella del mondo” italiana, nella “democracy and freedom” americana, nei milionari russi che si vestono solo Dolce&Gabbana e comprano lo champagne più costoso abbinandolo alla bistecca di manzo.               Fa capolino un po’ di poshlost’ anche, mi si perdoni, nelle marcie parigine per la libertà di parola in cui si fiancheggiano dittatori e funzionari europei, e, mi si perdoni ancora, anche in quei je suis charlie, simbolo dell’arbitrarietà della commozione. Così come si sente puzza di poshlost’ nelle foto dei monumenti del mondo colorati col tricolore francese dopo l’orrendo attentato del 13 Novembre, o, più in generale in quella strana cosa che è “profonda commozione della comunità internazionale”. Si potrebbe andare avanti a lungo.

E secondo voi, oggi, la poshlost’, il triviale, il falso sentimentale dov’è?

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Nikolaj Gogol'(1809-1852)

Gli errori che ora l’Occidente non deve fare: meno Wilson e più Richelieu

La terza guerra mondiale è scoppiata. Gli attentati di Parigi ci emozionano e ci commuovono, ma non c’è migliore modo per rendere omaggio alle vittime di questo ed altri attentati che fare in modo che essi non si ripetano più. Come?

Ci sono 3 errori da evitare

  1. L’Occidente non deve partire in quarta nel trovare il capro espiatorio nell’Islam e fomentare l’islamofobia. C’è un islam “terrorism free” ed è rappresentato da quei governi autoritari in Medio Oriente che l’Occidente ha cercato e sta cercando di rovesciare da due decenni. Aver eliminato Saddam, Gheddafi ed aver finanziato una guerra contro Assad non ha migliorato né le condizioni di vita dei cittadini di quei paesi né la stabilità internazionale. Anzi. Gli attentati di Parigi dovrebbero farci capire non che il mondo islamico è da annientare, ma farci capire da cosa fugge chi fugge dalle guerre islamiche in Siria e Iraq e bussa alle porte del mondo libero, e farci agire di conseguenza.
  2. Non agire moralmente ma agire con efficacia. Meno Wilson, più Richelieu. Questo non è tempo di polemiche, ma di riallineamenti. Lo stato islamico si chiama “Stato islamico di Siria ed Iraq”. Si cominci a cercare la stabilità in queste due zone. Purtroppo con buona pace dei cantori della libertà, la stabilità e la calma ora devono prevalere e deve prevalere un dialogo con l’Islam moderato, o se si vuole “istituzionale”, qualunque sia il grado di libertà di stampa che essi concedono ai propri popoli. Si devono chiarificare i rapporti ambigui con l’Arabia Saudita e coi paesi del golfo che starebbero finanziando l’ISIS per opporsi ad Assad, ma che fanno fruttare ottimi investimenti alle compagnie petrolifere occidentali.                                                                                                                               In una dichiarazione di oggi riportata dai media russi il presidente siriano Bashar Al-Assad, dopo aver espresso condoglianze alla Francia, ha detto che Parigi ha vissuto ieri ciò che in Siria accade da 5 anni. E’ così, e se si vuole fermare il terrorismo si deve essere cinici, realisti, allearsi coi tiranni, come fece Francesco I  re di Francia che si alleò col sultano Solimano per vincere la guerra contro l’accerchiamento asburgico; come Richelieu, cardinale della chiesa cattolica di Roma che si alleò coi protestanti per simili motivi. Basta isolare la Russia! Basta isolare Assad! La pace in Occidente vale bene la chiusura di un blog!                             Il nemico dell’Occidente non è l’Islam, ma il modo in cui esso (l’Occidente) vede e gestisce le crisi in Medio Oriente e nel mondo dal crollo dell’Unione Sovietica.
  3.  L’Occidente non deve rinunciare a cercare una forte identità europea.    Forse nel lungo periodo è necessario uno studio attento della nostra identità europea. Molti dei terroristi che si legano all’ISIS sono cittadini europei, spesso cresciuti in realtà difficili di emarginazione, che non hanno trovato un senso alla propria vita fino all’incontro con la causa jihadista. Questo dovrebbe farci riflettere ed aiutarci a ritrovare ciò che l’Occidente ha perso e che ci lascia orfani di una causa e di una vera coesione sociale: la fondamentale e reale dimensione dell’uguaglianza, della fratellanza e della libertà.
Il cardinale Richelieu

Il cardinale Richelieu

La più bella poesia di Vladimir Nabokov

Nel bellissimo romanzo di Vladimir Nabokov, Il Dono, pubblicato nel 1952, il protagonista, un poeta russo emigrato a Berlino negli anni ’20, compone questa poesia, La Rondine, che, a detta dello stesso Nabokov in un’intervista alla BBC, è la più bella che egli stesso avesse mai scritto.

Così dice Nabokov al giornalista, parlando della poesia:”Lasci che gliela spieghi: ci sono due personaggi, un ragazzo e una ragazza, in piedi su un ponte e sui riflessi del tramonto volano delle rondini e il ragazzo si gira verso la ragazza e le dice: “Dimmi, ti ricorderai sempre di quella rondine? Non di una rondine qualsiasi, non di quelle rondini , lì, ma di questa particolare che è passata volando adesso?”. E lei dice “Certo che me ne ricorderò”, ed entrambi scoppiano a piangere.”

Il testo russo, meravigliosamente musicale è questo

Ласточка

Однажды мы под вечер оба                                                                                         стояли на старом мосту.                                                                                                  Скажи мне, спросил я, до гроба                                                                          запомнишь вон ласточку ту?                                                                                              И ты отвечала: еще бы!                                                                                                        И как мы заплакали оба,                                                                                                  как вскрикнула жизнь на летy                                                                                         До завтра, навеки, до гроба                                                                                                   однажды, на старом мосту

Azzardiamo una traduzione in italiano, che perde però la musicalità del russo

In piedi una volta su un ponte fra fiume e tramonto                                           guardavamo io e te le rondini volarci d’intorno                                               “Ricorderai tu per sempre quella rondine lì                                                               quella sola, speciale, non una fra tante?”                                                                            E tu mi hai risposto, promesso:”Ma certo!”                                                                         E quali singhiozzi ci presero entrambi                                                                            Che grido struggente la vita lanciò                                                                             Quella volta sul ponte fra il fiume e il tramonto

La poesia è di una bellezza squarciante ed immediata. Dal nulla, inaspettatamente Nabokov impenna sublimemente nel poetico con quella domanda, “ti ricorderai di quella rondine…” ed esprime nostalgia per un mondo perduto o per un mondo che si ha paura di perdere. C’è una nostalgia così tipicamente russa, in particolare del russo esule quale Nabokov era. Ricoderà lui per sempre quel vecchio ponte nella sua casa vecchia casa abbandonata nel 1917? Riuscirà a ricordare per sempre fra sé e sé, nelle pieghe del tempo, quel momento d’oro d’infanzia, d’amore?

E se la rondine fosse la Russia scomparsa, la Russia dorata della sua infanzia, che si perse precipitando nel grigiore ideologico del comunismo e costrinse la sua famiglia ad emigrare e che Nabokov non rivide mai più?

Vladimir Nabokov e la moglie Vera (Svizzera, 1970)

Vladimir Nabokov e la moglie Vera (Svizzera, 1970)

Capire Putin è capire il nostro tempo

Usciva ieri nelle librerie Putin, Vita di uno Zar scritto da Gennaro Sangiuliano (ed.Mondadori). Si tratta di una dettagliata biografia di Putin che esamina la complessa vicenda umana e gli aspetti caratteriali e psicologici di un leader che rappresenta, secondo le parole di Alexandr Zinov’ev, “il primo serio tentativo della Russia di resistere all’americanizzazione e globalizzazione”.                                         Il libro intreccia episodi della vita di Putin con gli sviluppi politici del suo paese, dalla sua nascita nel 1952 in una Leningrado distrutta dalla guerra e dalla fame fino alla manifestazione patriottica del maggio scorso nella quale Putin, indiscusso leader del proprio paese, ha marciato con una fotografia di suo padre in petto, in mezzo alla folla scossa da un ritrovato orgoglio nazionale  sempre di più oggetto di una russo-fobia alimentata da governi e media occidentali.

Le pagine che trattano della sua infanzia e giovinezza sono forse le più sconosciute ed emozionanti. Putin nasce come terzo figlio di una coppia di umilissime origini: un avo di Putin, il primo di cui si abbiano notizie, era un servo della gleba appartenente al principe Ivan Nikitic Romanov, zio dello Zar Michail Fedorovic. Taciturno, inquieto, ma profondamente leale, Putin cresce in un contesto di bullismo e di lotte di strada e deve darsi da fare per farsi rispettare, magro e mingherlino come è. A dieci anni fa a botte con un ragazzo molto più forte di lui per vendicare un suo amichetto: tale è il coraggio e la determinazione che l’altro scappa e il piccolo Putin ha la meglio.                                                                      Ribelle, dà del filo da torcere ai suoi professori, ma è capace quando vuole di ottimi risultati. Brilla in storia, lingua tedesca ed educazione fisica. Putin è sportivo, bravo a scuola, “molto arguto” e molto moderato coi piaceri: non beve e non fuma. I genitori, dopo aver perso i primi due figli e aver rischiato entrambi la morte durante l’assedio, sono molto fieri del loro ultimo figlio e fanno per lui grandi sacrifici. Commovente il dettaglio del “grande dono” che il padre fa al figlio quattordicenne per premiarlo dei risultati scolastici: un orologio, cosa al tempo rarissima e preziosa. La sua tenacità e caparbietà lo portano ad ottener una laurea in Giurisprudenza (allora cosa riservata ai figli della nomenklatura).                       Grazie alla laurea Putin riesce poi ad entrare, dopo durissime selezioni, nel KGB, suo sogno fin da bambino venutogli leggendo una spy story Lo scudo e la Spada. Trasferitosi a Dresda, nella DDR, nel 1985 con la moglie Liudmila e le due figlie (dopo la proposta di matrimonio meno romantica della storia), comincia a  sviluppare una forte autonomia di pensiero rispetto all’ideologia comunista e sviluppa ammirazione per l’economia di mercato e prende spesso, privatamente, la parte dei dissidenti. Pochi anni dopo il comunismo crolla e Putin diventa un uomo fondamentale per gestire la transizione di potere a Leningrado e poi a Mosca. La sua scalata al potere è un insieme di freddezza, fortuna, e grande capacita di visione. Interessanti gli ultimi capitoli sulla presente ricostruzione dell’identità russa, che ci riporta al giorno d’oggi.

Nel delineare gli aspetti del modello politico della Russia di Putin, Sangiuliano contesta la visione che la Russia debba seguire pedissequamente il modello politico occidentale e diventare quindi un’ennesima democrazie liberale di mercato. Del resto, continua Sangiuliano, anche Solzenicyn, paladino della libertà contro l’oppressione comunista e Nobel per la Letteratura decise di tornare in Russia dopo la caduta del muro nonostante la protezione e la fama mondiale che ottenne negli Stati Uniti e “ricordò che la soluzione per la Russia non poteva essere l’accettazione tout court del modello di società capitalistica di matrice anglosassone”. Quello che la Russia di Putin ha saputo sviluppare è infatti un ibrido fra Asia ed Europa: una “democrazia sovrana” un “impero liberale”, espressioni che, se fanno storcere il naso ai liberali occidentali, stanno ridando al popolo russo un’identità ed un orgoglio che l’Occidente ha perso da tempo.

La Russia si pone quindi come chiara alternativa politica alle democrazie liberali occidentali cambiando, con coraggiose scelte politiche ed economiche, gli equilibri  del Washington Consensus. Putin, con il suo carattere, la sua vicenda politica e l’ampio consenso del suo popolo, è il solo coraggioso artefice di questo cambiamento e piuttosto che opporsi ciecamente alla nuova Russia occorrerebbe comprenderne la storia, la psicologia e le aspirazioni. Come scrive Sangiuliano “capire il personaggio Putin, penetrarne la vicenda umana e politica, raccontarne dettagli poco noti, significa fare i conti con una delle dimensioni fondamentali del nostro tempo”.

Vladimir Putin

Vladimir Putin

Se il terrorismo colpisce la Russia è ancora terrorismo?

Tutti noi ricordiamo il senso profondo di fratellanza e solidarietà che attraversò l’Occidente dopo l’attacco alle torri gemelle nel 2001. I quotidiani di tutto il mondo stampavano in prima pagina le terribili immagini dell’attentato. Fra gli altri, Il Corriere della Sera titolò “Attentato all’America e alla Civiltà” e Le Monde scrisse un editoriale molto emotivo dal titolo “Nous sommes tous Americains”, siamo tutti americani. L’Europa e tutta la comunità internazionale si stringevano in un potente abbraccio agli Stati Uniti. Il “terrorismo” prendeva tutti di sorpresa e per primo sfidava il predominio dell’America e del suo sistema militare ed economico nel mondo dopo il crollo dell’Unione Sovietica.                                                         Putin fu il primo leader a telefonare a Bush, esprimendo il proprio rammarico e la propria vicinanza a Washington. Lui conosceva bene, disse, il problema del terrorismo islamico che agitava e a tratti ancora agita la Cecenia e offrì supporto logistico all’America nei mesi successivi.

Il 31 Ottobre 2015 è toccato alla Russia vivere il proprio 11 settembre: un aereo diretto da Sharm-el-Sheik a San Pietroburgo è esploso in volo a causa di una bomba piazzata nella stiva. La bomba è stata rivendicata dal’ISIS e le intelligences britannica e egiziana confermano che si tratta di un attentato. Tutte le 224 persone a bordo, in grande maggioranza russe, sono morte. In un video diffuso dall’ISIS si sente:“Grazie a dio i soldati del Califfato hanno abbattuto l’aereo russo nella Provincia del Sinai che trasportava 220 crociati russi che sono tutti morti. La macchina da guerra russa ha cominciato un genocidio contro i sunniti del Levante in Siria. La Russia ha pensato che i jihadisti non si sarebbero vendicati. La Russia è entrata in un tunnel oscuro a causa della sua guerra che ha perso”.

Mosca, la terza Roma, paga il proprio ingresso in Medio Oriente di qualche settimana fa contro le forze dell’ISIS. Ebbene, come ha reagito l’Occidente per questo 11 settembre russo?                                                                                                 Ha fatto molto discutere il settimanale francese Charlie Hebdo, che ha pubblicato sull’ultimo numero delle vignette abbastanza forti sulla questione. In una di queste si vede un guerrigliero dell’ISIS che si ripara la testa mentre dal cielo piovono pezzi di aereo e corpi. Nell’altra un teschio suggerisce di non scegliere le compagnie russe Low cost.

ISIS: L'aviazione Russa intensifica i bombardamenti

ISIS: L’aviazione Russa intensifica i suoi bombardamenti

I pericoli del Low Cost russo.

I pericoli del Low Cost russo. “Avrei dovuto volare con Air Cocaina”

Va ricordato, a proposito di terrorismo, che proprio Charlie Hebdo era diventato dopo gli attentati alla redazione di gennaio, in cui persero la vita dodici persone, simbolo occidentale della libertà di parole contro l’oscurantismo islamico. Si era parlato, non a caso, di un “11 settembre francese” e una marcia di milioni di persone e capi di Stato a Parigi, a cui Putin ebbe l’eleganza di non partecipare, commosse di nuovo l’Occidente.

Alcuni dei capi di stato che marciano a Parigi, nel gennaio 2015

Alcuni dei capi di stato che marciano a Parigi, nel gennaio 2015

Charlie Hebdo, rinvigorito dal martirio di alcuni suoi fondamentali autori, continua a fare satira come ha sempre fatto e non lo si può certo accusare di favorire nessuno. Il settimanale francese aveva accolto a suo modo anche l’attentato contro le torri gemelle con questa vignetta che, seppur meno cruenta, riusciva comunque a fare satira contro il sistema finanziario americano in un momento tragico.

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“Vendete!”

Ovviamente, Mosca ha reagito alle vignette sull’aereo precipitato, dichiarando che “si tratta di blasfemia, di qualcosa che non ha alcun rapporto con la democrazia e la libertà di parola”. Eppure, il vero problema non sono le vignette di Charlie Hebdo, ma il freddo silenzio con cui i governi e i giornali ufficiali occidentali stanno accogliendo le sempre più certa ipotesi dell’attentato. Il Papa e Angela Merkel, oltre al presidente egiziano Al-Sisi, sono stati i soli leader a rivolgere le proprie condoglianze a Mosca pubblicamente e Obama non ha completamente proferito verbo. E così si viene a delineare uno scenario piuttosto chiaro: mentre dopo l’11 settembre il mondo abbracciava gli Stati Uniti e faceva a gara per mostrare più supporto e attenzioni possibili e dopo “l’11 settembre francese” Parigi marciava in corteo contro il terrorismo, le reazioni della comunità internazionale sono state molto tiepide nel denunciare quello che è, a tutti gli effetti, un 11 settembre di Mosca. Se il terrorismo colpisce New York l’Occidente piange, se colpisce Parigi marcia unito contro il male e se colpisce Mosca, nicchia, si contorce, tace.

C’e qualcosa di molto più blasfemo che le vignette di Charlie Hebdo, ed è il fatto che si sta raccontando, soprattutto nel mondo anglofono e atlantista, che l’attentato contro la Russia non sia un problema globale di lotta al terrorismo, ma un problema esclusivamente russo, del quale, quindi è lecito disinteressarsi.                The Guardian, quotidiano inglese che definì l’attentato alle torri gemelle una “dichiarazione di guerra al mondo civile”, sostiene per esempio in un articolo del 5 novembre scorso che “la distruzione dell Airbus A321M resta limitata ad un contesto locale e non globale. I russi sono un bersaglio perche sono intervenuti militarmente in Siria un mese fa, non per le loro azioni al di fuori di quel contesto…Se e stata una bomba dell’ISIS a far precipitare l’aereo, non significa ancora che il gruppo ha lanciato una campagna di terrore globale…”                        Se l’ISIS uccide i russi, dice fra le righe l’autore dell’articolo, non fa cosa che riguardi la NATO e la comunità internazionale. E invece chi colpisce la Russia colpisce anche noi, ci colpisce da più vicino ancora. Parigi, Roma, Berlino, sono più vicine a Mosca che a New York e se eravamo tutti americani nel 2001, allora oggi abbiamo il dovere morale di essere tutti russi. Eppure…