Perche sulla Crimea e su Kiev ha ragione Putin

Se la legittimità del possesso di un determinato territorio fosse dato da Dio, potremmo stare sicuri dell’equità e della giustezza delle sue decisioni. Il possesso di un territorio è invece un affare tutto umano e quindi tutto discutibile, emendabile, migliorabile. Basarlo sulla volontà popolare, liberamente espressa, invece che sui capricci di un tiranno è cosa ammirevole, ed è una conquista del mondo contemporaneo. Eppure, sembra che non tutte le volontà siano uguali. Chi difende a spada tratta, come fa l’Occidente, l’appartenenza della Crimea all’Ucraina, sostenendo che il referendum popolare del marzo 2014 e’ illegittimo, finge di dimenticare che la Crimea fu regalata da Krushev all’Ucraina, per motivi logistici ed economici. Forse che regalare il territorio di  repubblica autonoma, con tutti coloro che vi abitano, è legalmente più corretto e giusto che non annettersela con un referendum? L’appartenenza della Crimea all’Ucraina fu sancita da un trasferimento arbitrario di un leader di una parte di uno Stato (scomparso) ad un’altra parte dello stesso Stato (scomparso), del quale la Crimea era una repubblica autonoma. E dunque: perche’ un referendum, anche illegittimo, non dovrebbe avere  la stessa forza normativa  perlomeno di quel pasticcio? Tanto più che il referendum del marzo 2014 è stato formulato con grande chiarezza. I quesiti del referendum, riportati in russo, ucraino e tataro erano due: “Siete a favore della riunificazione della Crimea con la Russia come entità costituente?” (si o no) e, alternativamente, “Siete a favore dell’ applicazione della costituzione della repubblica di Crimea del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?”(si o no). Più del 90% dei votanti ha espresso il desiderio di riunirsi alla Russia: questa è la volontà di auto-determinazione degli abitanti della Crimea, russi etnici al 58% e russofoni al 97%.

Festeggiamenti in Crimea dopo il referendum. Marzo 2104

Festeggiamenti in Crimea dopo il referendum. Marzo 2014

Referendum illegittimo, sostiene l’Europa! Se fossi stato Putin, avrei sostenuto che erano piuttosto illegittime le elezioni del giugno successivo, che hanno portato al potere Poroshenko: metà del paese era in guerra civile ed era quindi impossibilitato a votare. Sulle opinioni giuridiche in merito alla legittimità del referendum in Crimea si può discutere a lungo. E’ consuetudine ritenere, non senza ragione, che il referendum di secessione debba essere approvato dal governo centrale, quindi dalla maggioranza. Ma come si possono veramente garantire i diritti di autodeterminazione di una minoranza, se il mezzo con cui questo può essere fatto è l’approvazione della maggioranza?  E se il governo centrale – il governo di Poroshenko a Kiev – non è un governo eletto con la partecipazione della minoranza che richiede la secessione? Voci autorevoli, sostengono infatti che il referendum in Crimea sia pienamente legittimo e al proposito val la pena suggerire la lettura di un articolo di Michael S. Rozeff, riportato sul sito del Ron Paul Institute.  Ottimo articolo controcorrente.

Questo è un dibattito giuridico, di per sé sterile: se si può caldeggiare l’autodeterminazione del Kosovo o della Crimea, e si possono capire le istanze di Scozia e Catalogna è più difficile emozionarsi per la causa del Veneto. Per fortuna che non esiste una norma rigida a regolare un mondo così diverso!

Procediamo: perché Putin ha ragione nel dire che la crisi Ucraina è figlia di un desiderio dell’America di limitare il raggio di azione di Mosca, e ha ragione quindi a rispondere con pari forza a questa ingerenza al di là di ogni valutazione giuridica?

  1. Dopo un violento cambio di indirizzo politico a Kiev, non organizzato, ma sicuramente spinto e sovvenzionato dall’America, l’Ucraina si trova con un governo che è uno strano mostro, un misto di fascismo, guerra tribale ucraina e euroatlantismo: ci sono membri del governo filo-nazisti, il presidente Poroshenko è un’oligarca appartenente ad uno dei clan che si spartiscono il potere in Ucraina ed è stato informatore del Dipartimento di Stato Americano dal 2006 (fonte: Wikileaks). E, infine, il Ministro delle Finanze del governo di Kiev è una cittadina americana. America, si non caste, caute!
  2. Così’ come nessuno dovrebbe privare la Crimea del suo sogno russo, nessuno vuole  privare l’Ucraina del suo sogno europeo. E’ interessante tuttavia capire da dove venga l’eurofilia di Maidan. Da un lato, certamente nell’ovest e nel nord del paese, da un disordinato nazionalismo russofobo che nutre le masse; dall’altro – come sostiene Eugenio di Rienzo in nel suo Il conflitto Russo-Ucraino – dall'”irresistibile attrazione delle élites verso il modello di vita delle liberaldemocrazie europee”. Secondo Di Rienzo, L’ Unione Europea sarebbe”la scelta degli oligarchi di Kiev, preoccupati di essere tagliati fuori dal giro speculativo del mercato finanziario occidentale”. Putin, in un suo discorso ai giornalisti, pur riaffermando l’insindacabilità delle scelte di Kiev, sostiene che sia molto facile per le élites speculare sulla opaca informazione di un popolo al riguardo dell’ ingresso nell’Unione Europea: “Volete vivere come a Parigi?” “certo!”…e che altro volete che rispondano?…Ma avete letto cosa deve firmare l’Ucraina per entrare in Europa?…i mercati vengono aperti, senza soldi, e ci saranno standard obbligatori di merci e regolamenti europei che diventano automatici anche in Ucraina. Questo significa che bisogna chiudere la produzione in Ucraina, l’agricoltura non si svilupperà…l’ho già detto, l’Ucraina diventerà un appendice agricola dell’Unione Europea”.  E poi, continua Putin, se le merci europee entrano in Ucraina, la quale ha accordi preferenziali con la Russia, quest’ultima sarebbe costretta a chiudere i confini, mettendo in difficoltà coloro che esportano ora verso Mosca, tanti, soprattutto nei settori dell’aeronautica, cantieristica, ingegneria meccanica. Un conto, insomma, è la finanza, un altro l’economia reale. Quanto può beneficiare il popolo ucraino entrando nell’UE? E quanto può beneficiare l’UE dall’ingresso dell’Ucraina? Possiamo immaginare Angela Merkel convincere il parlamento di Kiev a ospitare una quota di rifugiati siriani? Non sarebbe più intelligente caldeggiare per un’ Ucraina neutra tra Europa e Russia, fuori dalla Nato e con legami economici da stabilirsi passo passo, secondo le evoluzioni politiche dei tre attori coinvolti?
  3. Infine Putin ha ragione dal punto di vista geopolitico. La NATO, organizzazione militare nata per contrastare proprio la Russia nel 1949, avanza inesorabilmente verso il confine russo. Dopo la promessa fatta alla Russia agli inizi degli anni 90 di non allagare l’alleanza atlantica al vecchio blocco sovietico, la NATO ha ingoiato Repubblica Ceca Ungheria e Polonia nel ’99, nel 2004   Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia e Slovacchia, nel 2009 di Albania e Croazia. Georgia e Ucraina, teatri delle cosiddette rivoluzioni colorate, sono le prossime nella lista. La giusta obiezione che si può fare è che ogni stato libero è libero di aderire a qualsivoglia organizzazione. In principio è un discorso giustissimo, ma per accedere alla NATO bisogna essere invitati dalla NATO. L’iniziativa dello stato aderente non compare proprio nella procedura se non in senso negativo, per un possibile(?) rifiuto ad aderire. L’articolo 10 del Trattato nato dice :”The Parties may, by unanimous agreement, invite any other European State in a position to further the principles of this Treaty and to contribute to the security of the North Atlantic area to accede to this Treaty. Any State so invited may become a Party to the Treaty by depositing its instrument of accession with the Government of the United States of America. The Government of the United States of America will inform each of the Parties of the deposit of each such instrument of accession.” L’annessione dell’Ucraina all’area economica europea e eventualmente all’aerea politica rischiano di far entrare, in un futuro non vicino ma neanche lontanissimo, l’Ucraina nella NATO. In uno scenario del genere, come potrebbe la Crimea stare nel blocco atlantico e ospitare basi militari russe allo stesso tempo?                                                                 Se il Kosovo non deve fare precedente giuridico per il referendum in Crimea, può comunque aiutare a capire come si comportano gli Stati Uniti nell’Europa dell’Est. Il Kosovo “salvato” dalle bombe NATO (sganciate, quelle si, senza alcun “diritto”) ospita ora la più grande base militare americana in Europa, Camp Bondsteel, strategicamente posizionata tra Balcani e medio oriente.  Come avrebbe fatto gola a Washington una base ancora più grande e ancora più strategicamente piazzata, fra il Mar Nero e la Russia!
La penisola di Crimea, contesa fra Russia e Ucraina

La penisola di Crimea, contesa fra Russia e Ucraina

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