Henry Kissinger: la Russia va integrata non combattuta, chi non capisce ne pagherà le conseguenze

Traduciamo parte della lunga intervista a Henry Kissinger apparsa ad Agosto su The National Interest. Sulla Russia, Kissinger mette in guardia i falchi del governo americano: la Russia  è una grande potenza e va integrata, chi vuole combatterla ne pagherà le conseguenze.


Heilbrunn: Come pensa che gli Stati Uniti e l’Europa possano uscire dall’impasse in Ucraina?

Kissinger: Il problema per gli Stati Uniti non e’ uscire dall’impasse, ma risolverlo in un modo proficuo per l’ordine internazionale. Una serie di cose vanno capite. Primo, la relazione tra l’Ucraina e la Russia avrà sempre un carattere speciale nella mente russa. Non potra mai essere limitata ad una relazione fra due stati sovrani qualsiasi, non dal punto di vista russo almeno e forse nemmeno da quello ucraino. Quindi, quello che succede in Europa non si puo risolvere con formule e principi applicabili nell’Europa Occidentale, non in luoghi così vicini a Mosca e Stalingrado. In questo contesto va capito perché la crisi è cominciata. Non è possibile che Putin spenda sessanta miliardi di euro per trasformare un resort estivo in un villaggio olimpico, per poi cominciare una campagna militare dopo una settimana dalla cerimonia finale che presentava la Russia come parte della civilizzaione occidentale.                                                                                               Allora perché è nata la crisi? Ho incontrato Putin alla fine del novembre 2013. Ha parlato di diverse cose. Ha parlato dell’Ucraina solo alla fine, dicendo che era un problema economico che la Russia avrebbe risolto con tariffe e prezzo del petrolio. Il primo errore è stata la condotta avventata dell’Unione Europea. Non hanno capito le implicazioni di certe loro azioni. Da un lato la politica interna ucraina aveva reso impossibile per Yanukovich accettare gli accordi europei ed essere rieletto allo stesso tempo, dall’altro per la Russia era impossibile vedere la questione in puri termini economici. Quindi il presidente ucraino ha rifiutato le condizioni dettate dall’Unione Europea. Gli europei sono stati presi dal panico e Putin ha pensato che il momento fosse adatto per fare quello che aveva sempre voluto fare. Ha offerto 15 miliardi di dollari per fare entrare l’Ucraina nell’Unione doganale Euroasiatica. In tutto ciò l’America è restata a guardare. Non c’è stata alcuna discussione significativa con la Russia o con l’Europa su quello che stava succedendo. Ognuno agiva razionalmente, ma senza capire l’altra parte, mentre l’Ucraina scivolava nella rivolta di Maidan, proprio quando Putin stava per raccogliere i frutti del suo lavoro decennale per ridare alla Russia un nuovo status. Certo che Mosca non poteva fare altro che vedere l’Occidente come uno sfruttatore di quella che doveva essere una festa russa, per portare invece l’Ucraina fuori dall’orbita russa. E allora Putin ha cominciato a comportarsi come uno zar, come un Nicola I più di un secolo fa. Non sto discutendo le sue tattiche, le piazzo solo in un contesto…se noi trattiamo la Russia come una super potenza allora dobbiamo adesso cominciare a capire come i suoi interessi sono conciliabili con le nostre necessità.  Dobbiamo esplorare la possibilità di un territorio non militarizzato fra Russia e le odierne frontiere della NATO. L’Europa esita a occuparsi della Grecia. Sicuramente non si occuperà dell’Ucraina da sola. Per cui ci vuole una cooperazione tra l’Occidente e la Russia, in un’ Ucraina non allineata.  La crisi ucraina sta diventando una tragedia perche si confonde un obiettivo di lungo termine, l’ordine globale, con uno di breve termine, l’identità ucraina odierna. Io sono per un’ Ucraina indipendente, nei suoi confini odierni. Lo dico dal 1991. Quando si legge oggi che gruppi musulmani combattono per conto dell’Ucraina si capise come si sia perso il contatto con la realtà.

Heilbrunn: E’ un disasto, ovviamente.

Kissinger: Per me si. Significa che indebolire la Russia è diventato un obiettivo, quando bisognerebbe integrarla.

Heilbrunn: Eppure assistiamo ad un ritorno, almeno a Washington, di falchi neoconservatori e liberali che sono determinati a “spezzare la schiena” alla Russia.

Kissinger: Fino a che non ne pagheranno le conseguenze. Il problema con le guerre americane dal 1945 ad oggi, è stata unire una strategia a cio che era possibile fare. Le cinque guerre che abbiamo combattuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sono tutte cominciate con grande entusiasmo. Ma i falchi non hanno mai vinto alla fine. Alla fine erano una minoranza. Non dovremmo cominciare un conflitto se non siamo capaci, dall’inizio, di dichiararne lo scopo e se non siamo in grado di sostenere lo sforzo necessario per arrivare a quello scopo.

Heilbrunn: Ma continuiamo a fare gli stessi errori.

Kissinger: Perche ci rifiutiamo di imparare dagli errori. Perche siamo essenzialmente un popolo astorico. Non si insegna piu oggi la storia come una sequenza di eventi oggi nelle scuole. Ci sono solo argomenti senza contesti.

Henry Kissinger

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