Se il terrorismo colpisce la Russia è ancora terrorismo?

Tutti noi ricordiamo il senso profondo di fratellanza e solidarietà che attraversò l’Occidente dopo l’attacco alle torri gemelle nel 2001. I quotidiani di tutto il mondo stampavano in prima pagina le terribili immagini dell’attentato. Fra gli altri, Il Corriere della Sera titolò “Attentato all’America e alla Civiltà” e Le Monde scrisse un editoriale molto emotivo dal titolo “Nous sommes tous Americains”, siamo tutti americani. L’Europa e tutta la comunità internazionale si stringevano in un potente abbraccio agli Stati Uniti. Il “terrorismo” prendeva tutti di sorpresa e per primo sfidava il predominio dell’America e del suo sistema militare ed economico nel mondo dopo il crollo dell’Unione Sovietica.                                                         Putin fu il primo leader a telefonare a Bush, esprimendo il proprio rammarico e la propria vicinanza a Washington. Lui conosceva bene, disse, il problema del terrorismo islamico che agitava e a tratti ancora agita la Cecenia e offrì supporto logistico all’America nei mesi successivi.

Il 31 Ottobre 2015 è toccato alla Russia vivere il proprio 11 settembre: un aereo diretto da Sharm-el-Sheik a San Pietroburgo è esploso in volo a causa di una bomba piazzata nella stiva. La bomba è stata rivendicata dal’ISIS e le intelligences britannica e egiziana confermano che si tratta di un attentato. Tutte le 224 persone a bordo, in grande maggioranza russe, sono morte. In un video diffuso dall’ISIS si sente:“Grazie a dio i soldati del Califfato hanno abbattuto l’aereo russo nella Provincia del Sinai che trasportava 220 crociati russi che sono tutti morti. La macchina da guerra russa ha cominciato un genocidio contro i sunniti del Levante in Siria. La Russia ha pensato che i jihadisti non si sarebbero vendicati. La Russia è entrata in un tunnel oscuro a causa della sua guerra che ha perso”.

Mosca, la terza Roma, paga il proprio ingresso in Medio Oriente di qualche settimana fa contro le forze dell’ISIS. Ebbene, come ha reagito l’Occidente per questo 11 settembre russo?                                                                                                 Ha fatto molto discutere il settimanale francese Charlie Hebdo, che ha pubblicato sull’ultimo numero delle vignette abbastanza forti sulla questione. In una di queste si vede un guerrigliero dell’ISIS che si ripara la testa mentre dal cielo piovono pezzi di aereo e corpi. Nell’altra un teschio suggerisce di non scegliere le compagnie russe Low cost.

ISIS: L'aviazione Russa intensifica i bombardamenti

ISIS: L’aviazione Russa intensifica i suoi bombardamenti

I pericoli del Low Cost russo.

I pericoli del Low Cost russo. “Avrei dovuto volare con Air Cocaina”

Va ricordato, a proposito di terrorismo, che proprio Charlie Hebdo era diventato dopo gli attentati alla redazione di gennaio, in cui persero la vita dodici persone, simbolo occidentale della libertà di parole contro l’oscurantismo islamico. Si era parlato, non a caso, di un “11 settembre francese” e una marcia di milioni di persone e capi di Stato a Parigi, a cui Putin ebbe l’eleganza di non partecipare, commosse di nuovo l’Occidente.

Alcuni dei capi di stato che marciano a Parigi, nel gennaio 2015

Alcuni dei capi di stato che marciano a Parigi, nel gennaio 2015

Charlie Hebdo, rinvigorito dal martirio di alcuni suoi fondamentali autori, continua a fare satira come ha sempre fatto e non lo si può certo accusare di favorire nessuno. Il settimanale francese aveva accolto a suo modo anche l’attentato contro le torri gemelle con questa vignetta che, seppur meno cruenta, riusciva comunque a fare satira contro il sistema finanziario americano in un momento tragico.

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“Vendete!”

Ovviamente, Mosca ha reagito alle vignette sull’aereo precipitato, dichiarando che “si tratta di blasfemia, di qualcosa che non ha alcun rapporto con la democrazia e la libertà di parola”. Eppure, il vero problema non sono le vignette di Charlie Hebdo, ma il freddo silenzio con cui i governi e i giornali ufficiali occidentali stanno accogliendo le sempre più certa ipotesi dell’attentato. Il Papa e Angela Merkel, oltre al presidente egiziano Al-Sisi, sono stati i soli leader a rivolgere le proprie condoglianze a Mosca pubblicamente e Obama non ha completamente proferito verbo. E così si viene a delineare uno scenario piuttosto chiaro: mentre dopo l’11 settembre il mondo abbracciava gli Stati Uniti e faceva a gara per mostrare più supporto e attenzioni possibili e dopo “l’11 settembre francese” Parigi marciava in corteo contro il terrorismo, le reazioni della comunità internazionale sono state molto tiepide nel denunciare quello che è, a tutti gli effetti, un 11 settembre di Mosca. Se il terrorismo colpisce New York l’Occidente piange, se colpisce Parigi marcia unito contro il male e se colpisce Mosca, nicchia, si contorce, tace.

C’e qualcosa di molto più blasfemo che le vignette di Charlie Hebdo, ed è il fatto che si sta raccontando, soprattutto nel mondo anglofono e atlantista, che l’attentato contro la Russia non sia un problema globale di lotta al terrorismo, ma un problema esclusivamente russo, del quale, quindi è lecito disinteressarsi.                The Guardian, quotidiano inglese che definì l’attentato alle torri gemelle una “dichiarazione di guerra al mondo civile”, sostiene per esempio in un articolo del 5 novembre scorso che “la distruzione dell Airbus A321M resta limitata ad un contesto locale e non globale. I russi sono un bersaglio perche sono intervenuti militarmente in Siria un mese fa, non per le loro azioni al di fuori di quel contesto…Se e stata una bomba dell’ISIS a far precipitare l’aereo, non significa ancora che il gruppo ha lanciato una campagna di terrore globale…”                        Se l’ISIS uccide i russi, dice fra le righe l’autore dell’articolo, non fa cosa che riguardi la NATO e la comunità internazionale. E invece chi colpisce la Russia colpisce anche noi, ci colpisce da più vicino ancora. Parigi, Roma, Berlino, sono più vicine a Mosca che a New York e se eravamo tutti americani nel 2001, allora oggi abbiamo il dovere morale di essere tutti russi. Eppure…

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