Capire Putin è capire il nostro tempo

Usciva ieri nelle librerie Putin, Vita di uno Zar scritto da Gennaro Sangiuliano (ed.Mondadori). Si tratta di una dettagliata biografia di Putin che esamina la complessa vicenda umana e gli aspetti caratteriali e psicologici di un leader che rappresenta, secondo le parole di Alexandr Zinov’ev, “il primo serio tentativo della Russia di resistere all’americanizzazione e globalizzazione”.                                         Il libro intreccia episodi della vita di Putin con gli sviluppi politici del suo paese, dalla sua nascita nel 1952 in una Leningrado distrutta dalla guerra e dalla fame fino alla manifestazione patriottica del maggio scorso nella quale Putin, indiscusso leader del proprio paese, ha marciato con una fotografia di suo padre in petto, in mezzo alla folla scossa da un ritrovato orgoglio nazionale  sempre di più oggetto di una russo-fobia alimentata da governi e media occidentali.

Le pagine che trattano della sua infanzia e giovinezza sono forse le più sconosciute ed emozionanti. Putin nasce come terzo figlio di una coppia di umilissime origini: un avo di Putin, il primo di cui si abbiano notizie, era un servo della gleba appartenente al principe Ivan Nikitic Romanov, zio dello Zar Michail Fedorovic. Taciturno, inquieto, ma profondamente leale, Putin cresce in un contesto di bullismo e di lotte di strada e deve darsi da fare per farsi rispettare, magro e mingherlino come è. A dieci anni fa a botte con un ragazzo molto più forte di lui per vendicare un suo amichetto: tale è il coraggio e la determinazione che l’altro scappa e il piccolo Putin ha la meglio.                                                                      Ribelle, dà del filo da torcere ai suoi professori, ma è capace quando vuole di ottimi risultati. Brilla in storia, lingua tedesca ed educazione fisica. Putin è sportivo, bravo a scuola, “molto arguto” e molto moderato coi piaceri: non beve e non fuma. I genitori, dopo aver perso i primi due figli e aver rischiato entrambi la morte durante l’assedio, sono molto fieri del loro ultimo figlio e fanno per lui grandi sacrifici. Commovente il dettaglio del “grande dono” che il padre fa al figlio quattordicenne per premiarlo dei risultati scolastici: un orologio, cosa al tempo rarissima e preziosa. La sua tenacità e caparbietà lo portano ad ottener una laurea in Giurisprudenza (allora cosa riservata ai figli della nomenklatura).                       Grazie alla laurea Putin riesce poi ad entrare, dopo durissime selezioni, nel KGB, suo sogno fin da bambino venutogli leggendo una spy story Lo scudo e la Spada. Trasferitosi a Dresda, nella DDR, nel 1985 con la moglie Liudmila e le due figlie (dopo la proposta di matrimonio meno romantica della storia), comincia a  sviluppare una forte autonomia di pensiero rispetto all’ideologia comunista e sviluppa ammirazione per l’economia di mercato e prende spesso, privatamente, la parte dei dissidenti. Pochi anni dopo il comunismo crolla e Putin diventa un uomo fondamentale per gestire la transizione di potere a Leningrado e poi a Mosca. La sua scalata al potere è un insieme di freddezza, fortuna, e grande capacita di visione. Interessanti gli ultimi capitoli sulla presente ricostruzione dell’identità russa, che ci riporta al giorno d’oggi.

Nel delineare gli aspetti del modello politico della Russia di Putin, Sangiuliano contesta la visione che la Russia debba seguire pedissequamente il modello politico occidentale e diventare quindi un’ennesima democrazie liberale di mercato. Del resto, continua Sangiuliano, anche Solzenicyn, paladino della libertà contro l’oppressione comunista e Nobel per la Letteratura decise di tornare in Russia dopo la caduta del muro nonostante la protezione e la fama mondiale che ottenne negli Stati Uniti e “ricordò che la soluzione per la Russia non poteva essere l’accettazione tout court del modello di società capitalistica di matrice anglosassone”. Quello che la Russia di Putin ha saputo sviluppare è infatti un ibrido fra Asia ed Europa: una “democrazia sovrana” un “impero liberale”, espressioni che, se fanno storcere il naso ai liberali occidentali, stanno ridando al popolo russo un’identità ed un orgoglio che l’Occidente ha perso da tempo.

La Russia si pone quindi come chiara alternativa politica alle democrazie liberali occidentali cambiando, con coraggiose scelte politiche ed economiche, gli equilibri  del Washington Consensus. Putin, con il suo carattere, la sua vicenda politica e l’ampio consenso del suo popolo, è il solo coraggioso artefice di questo cambiamento e piuttosto che opporsi ciecamente alla nuova Russia occorrerebbe comprenderne la storia, la psicologia e le aspirazioni. Come scrive Sangiuliano “capire il personaggio Putin, penetrarne la vicenda umana e politica, raccontarne dettagli poco noti, significa fare i conti con una delle dimensioni fondamentali del nostro tempo”.

Vladimir Putin

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