Dizionario Russo Fondamentale I: Poshlost’ ovvero il cattivo gusto

Inauguriamo la rubrica Dizionario di Russo Fondamentale: una parola a settimana, fondamentale nella cultura russa.

Per la parola di oggi, ci affidiamo alle meravigliose pagine di Nabokov, dedicate alla parola poshlost’, la trivialità, il cattivo gusto, il cheap.

Scrive Nabokov:

La parola russa è capace di esprimere attraverso una parola impietosa l’idea di un certo difetto ampiamente diffuso per il quelle le altre tre lingue europee che mi accade di conoscere non possiedono alcun termine in particolare. L’assenza di una determinata espressione nel vocabolario di una nazione non necessariamente coincide con l’assenza della nozione corrispondente, ma di certo ne pregiudica la piena e pronta percezione. Vari aspetti dell’idea che i russi esprimono concisamente con il termine poshlost'[…]sono divisi fra varie parole inglesi e così non formano un intero ben definito. Parole inglesi che esprimono, se non tutti, almeno alcuni aspetti della poshlost’ sono, per esempio, cheap, sham, common, smutty, pink-and-blue, high faultin’, in bad taste. Tutti questi termini, tuttavia, suggeriscono semplicemente dei falsi valori, scoprire i quali non richiede alcuna particolare sagacia. Di fatto esse, queste parole, tendono a fornire un’ovvia classificazione di valori in un dato periodo della storia umana; ma ciò che i russi chiamano poshlost’ è meravigliosamente senza tempo e così abilmente tutto pitturato di colori protettivo che la sua presenza (in un libro, in un’anima, in un’istituzione, in  mille altri altri luoghi) spesso non si lascia scoprire[…]

Poche righe dopo, Nabokov fornisce un esempio di poshlust’ nella seduzione come riferita da Gogol’:

[…]Gogol’ disse:”Sì, in generale il tedesco medio non è molto gradevole; ma non si può immaginare niente di più sgradevole di un tedesco seduttore, un tedesco che fa il cascamorto, che vuol piacere…Ho incontrato una volta un seduttore del genere in Germania. La sua amata, che lui aveva corteggiata a lungo e senza successo, abitava in riva ad uno stagno e passava tutte le sere al balcone davanti a questo stagno, facendo la calza e godendosi nel contempo la natura. Il mio tedesco, vedendo l’inefficacia dei suoi tallonamenti, escogitò infine un mezzo infallibile per irretire il cuore dell’irremovibile tedesca….figuratevi che ogni sera si spogliava, si buttava nello stagno e nuotava sotto gli occhi della sua amata abbracciando due cigni, da lui stesso predisposti allo scopo. Non so davvero, giuro, a cosa servissero quei cigni, so solo che per alcune sere di fila lui nuotò e si pavoneggiò davanti al sospirato balcone. Che ci vedesse qualcosa di antico, di mitologico, oppure contasse su qualche altra cosa, fatto sta che la faccenda si concluse a suo favore: la tedesca rimase davvero affascinata dal quel seduttore e ben presto la sposò”. Eccovi la poshlost’ nella sua forma ideale, ed è chiaro che termini come triviale, dozzinale compiaciuto e così via non coprono l’aspetto che essa assume in quest’epica del biondo nuotatore e dei due cigni da lui vezzeggiati. Né è necessario viaggiare così lontano nello spazio e nel tempo per procurarsi buoni esempi.  Aprite la prima rivista a portata si mano e siete sicuri di trovare qualcosa del tipo: un apparecchio radio (o una macchina o un frigorifero, o un servizio da tavola d’argento-qualsisi cosa andrà bene) è appena arrivato in famiglia; la mamma congiunge le mani in stupefatta delizia, i bambini si affollano intorno tutti eccitati, Junior e il suo cane si sforzano di raggiungere il bordo del tavolo su cui sta l’Idolo in trono; anche la nonna dalle raggianti rughe fa capolino da qualche parte sullo sfondo (dimentica, presumiamo, del terribile litigio avuto proprio quella mattina con la nuora); e un po’ in disparte-pollici allegramente infilati sotto le ascelle del panciotto, gambe larghe e occhi scintillanti- sta, trionfante, il Babbo, l’orgoglioso Donatore. La densa poshlost‘ che emana da pubblicità di questo tipo si deve non al loro esagerare (o inventare) il valore di questo o di quell’oggetto utile, ma al loro suggerire che l’acme della felicità umana sia comprabile, e che comprarlo in qualche modo nobiliti il compratore.

Insomma, secondo noi, dopo una attenta riflessione, il poshlost‘ è il farsi portatore di emozioni che in realtà non abbiamo lo spessore di provare, o che proviamo per finta, o che proviamo per procura. E allora ci chiediamo, oggi, dov’è la poshlost’, dove si annida? C’è poshlost’ nel gusto dolcissimo degli ovetti Kinder, si può ravvisare nelle “quote rosa”. C’è oggi molta poshlost’ per esempio nella retorica politica. Nella “difesa della costituzione più bella del mondo” italiana, nella “democracy and freedom” americana, nei milionari russi che si vestono solo Dolce&Gabbana e comprano lo champagne più costoso abbinandolo alla bistecca di manzo.               Fa capolino un po’ di poshlost’ anche, mi si perdoni, nelle marcie parigine per la libertà di parola in cui si fiancheggiano dittatori e funzionari europei, e, mi si perdoni ancora, anche in quei je suis charlie, simbolo dell’arbitrarietà della commozione. Così come si sente puzza di poshlost’ nelle foto dei monumenti del mondo colorati col tricolore francese dopo l’orrendo attentato del 13 Novembre, o, più in generale in quella strana cosa che è “profonda commozione della comunità internazionale”. Si potrebbe andare avanti a lungo.

E secondo voi, oggi, la poshlost’, il triviale, il falso sentimentale dov’è?

N

Nikolaj Gogol'(1809-1852)

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