Pushkin, avevi previsto Poroshenko?

Nel 1830 la Russia e la Polonia si fecero guerra per breve tempo. Una rivolta polacca nata per il comportamento illiberale del granduca Costantino (allora reggente russo della Polonia), costrinse lo zar Nicola I a mandare l’esercito per sedare i disordini. In Europa diversi voci si levarono contro l’azione russa; in Francia in particolare si sostenne ampiamente la causa polacca. Negli Stati Uniti, che già allora, si scopre, finanziavano le rivolte anti Mosca, si organizzò addirittura una raccolta fondi per i ribelli. Pushkin, il più grande poeta russo, ma certo profondamente esposto alla cultura occidentale, scrisse un’ode patriottica, Ai Detrattori della Russia che oggi, dopo la rivoluzione in Ucraina, suona incredibilmente attuale.

Sostituite la parole Polonia con la parola Ucraina e l’ode per il 2015 è fatta

Ai Detrattori della Russia (1831)

Perché fate tanto chiasso, paladini dei popoli? Perché minacciate la Russia con i vostri anatemi? Cosa vi ha turbato? Le agitazioni in Polonia? Lasciate perdere: questa è una lotta fra noi slavi, una lotta antica, familiare, ponderata dal destino.       È una questione che non sarete voi a risolvere.                    
Questi popoli già da secoli si combattono. Talvolta erano loro a vincere, talvolta eravamo noi. Chi vincerà stavolta? L’arrogante polacco o il russo eletto? Le tante tribù slave convergeranno nel mare russo, o lo prosciugheranno? Questa è per noi la questione.

Lasciateci perdere: voi non avete letto la nostra storia insanguinata. Per voi è inintelligibile ed estranea questa lotta familiare. Non aveste pena del Cremlino in fiamme, né di Praga.     E vi tenta ora la possibile gloria di una lotta dissennata…   Voi ci odiate!

E perché? Dite! Forse perché anche con Mosca ridotta in cenere non ci piegammo a colui che vi faceva tremare tutti? O perché gettammo nell’abisso colui che minacciava i troni dell’Europa intera e col nostro sangue vi abbiamo ridato libertà, pace ed onore?

Siete bravi a parole, ma passate ai fatti! Forse che la Russia, che ora dorme quieta, non può alzarsi e spezzare le armi rosse di Ismaele? Forse che non hanno più forza le parole dello zar? Forse che è la prima volta per noi, ad aver l’Europa contro? Forse che ci mancano vittorie? Forse che siam pochi, noi, i Russi? Da Perm alla Tauride, dalla Finlandia alla bollente Colchide, dalla Cina immobile all’onirico Cremlino, forse che la terra Russa non si alzerà ancora e ancora? 

Mandate i vostri bellicosi discendenti, i vostri diffamatori. Mandateli da noi in Russia. C’è spazio anche per loro nella grande terra russa, che tante tombe già contiene.

 

 

pushkin-aleksandr-505.si

Alexandr Sergeevich Pushkin

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