La Russia di Putin e i diritti civili

Raccogliendo le contestazioni di alcuni lettori di questo blog, vorremmo precisare il nostro parere circa l’applicazione dei diritti civili in Russia, ammettendo che essa sia molto perfezionabile. Libertà di stampa, di opposizione politica e uguaglianza di minoranze etniche, religiose e sessuali sono pane quotidiano in Occidente;  in Russia invece questi diritti non sono una priorità del governo e forse addirittura  nemmeno della  popolazione – escludendo ovviamente gli oppositori che saltuariamente manifestano -.                                                                                                          Lo stigma che subiscono i giornalisti anti-regime, gli omosessuali o le femministe sono effettivamente difficili da conciliare con la nostra visione del mondo. Putin del resto propone un modello di sviluppo diverso dalla liberal democracy divinizzata da Fukuyama. D’altronde,  non va dimenticato che nel 2000 egli ereditò un paese stremato economicamente e ridotto  ad un quasi stato di natura hobbesiano, prostrato da lotte di potere fra clan,  intimidazioni e omicidi  per le strade,  incapace di  alcun indirizzo politico e morale.                                                      Putin  infatti ha avuto il  merito di capire che al suo paese serviva stabilità come condizione essenziale per la nuova perestroika.  Ottenutala,  è innegabile che  abbia risollevato un paese ridotto a fanalino di coda  fino al grado di  potenza  mondiale, che in questi giorni  sostituisce gli  Usa come protagonista della geopolitica in medio oriente.                                                                                                     Putin diventò da subito il Leviatano: a lui il popolo ha ceduto la propria libertà in cambio di sicurezza e pane. Si può dire, in altre parole, che col presidente russo si è riscritto un nuovo contratto sociale e che l’opportunità delle voci pluraliste è rimasta fin qui  “tanto urgente quanto inutile”, ma auspicabilmente in grembo al futuro.                                                                                                 Detto ciò,  la domanda da porsi è questa: si può forse pensare che escludendo la Russia la situazione  interna potrà migliorare? Certamente no. E’ solo integrando il grande paese nel consesso internazionale , e non isolandolo, che i difensori dei diritti civili  potranno trovare il modo di confrontarsi e avanzare nella mentalità e nella società russa. Le sanzioni, economiche e morali, che l’Occidente infligge a Mosca, sono un’ottusità talmente evidente che non necessita un approfondimento.  Ne deriva infatti che Putin sia  sempre più Zar e il popolo sempre più anti-occidentale.  Non va infatti dimenticato che l’URSS  non crollò solo  dall’interno, ma soprattutto per la continua erosione  dell’ideologia marxista leninista da parte dei dissidenti filo occidentali, e perché, pian piano, modelli di pensiero e prodotti occidentali affluirono nella società sovietica. Gli accordi di Helsinki del 1975 voluti da Brezhnev per garantire il riconoscimento internazionale dei propri confini , fecero penetrare un serio dibattito sui diritti umani che diede il colpo di grazia al sistema. C’è un bellissimo film/musical russo del 2008, Stilyagi (gli Stilosi), che parla proprio di questa gioventù ribelle russa degli anni ’70-’80 che si vestiva colorata, ascoltava il Rock e beveva Coca Cola di contrabbando. Non fu per caso che Gorbachev parlò di  glasnost’  per riformare il sistema: era una trasparenza che consentiva al mondo di guardare dentro la Russia, ma soprattutto che consentiva alla Russia di guardare il mondo. Nel suo ultimo discorso, che sanciva la fine dello stato sovietico,  Gorbachev disse, con un misto di nostalgia ed orgoglio: “ci siamo aperti al mondo”. In quel momento lo Stato autoritario, illiberale e autarchico crollò.

 

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Alexandr Solzenicyn è stato uno storico e dissidente russo che ha fatto conoscere al mondo la barbarie sovietica dei gulag

 

 

 

4 comments

  1. si questa mi sembra un’interpretazione più credibile e moderata che rende la figura di Putin più commestibile. Ma che dire di Anna Politkovskaja e di Nemzov?è dunque necessario che per tenere ordine si debbano usare gli stessi sitemi del disordine?

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    1. Maria fedorovna! premesso che questi omicidi sono molto misteriosi, li tratterei con maggior malizia:uno il giorno del compleanno di Putin l’altro sotto il cremlino in piena seconda guerre fredda. E di nuovo…chiudere le porte alla Russia peggiorerà solo la situazione

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