Dal diario di Jurovski, l’assassino dello zar Nicola e della sua famiglia

Verso le 11 di sera ho radunato di nuovo gli uomini; ho distribuito i fucili e ho detto loro che di lì a poco avremmo proceduto all’eliminazione dei prigionieri. Pavel Medvedev mi ha informato che le guardie interne ed esterne erano state accuratamente controllate, che sia lui che il caporale della guardia tenevano sotto costante osservazione la zona circostante la casa, come anche l’edificio dover era alloggiata la guardia esterna. Il camion è spuntato soltanto all’una e mezza. Quando è arrivato il veicolo, dormivano tutti. E stato chiamato Botkin, che ha svegliato tutti gli altri. E stata fornita la seguente spiegazione:” In vista dei disordini in città, è essenziale spostare la famiglia Romanov dal piano superiore a quello inferiore”. Si sono vestiti in mezz’ora. Giù era stata scelta una stanza con un muro divisorio di legno intonacato (per evitare i rimbalzi) da dove erano stati portati via tutti i mobili.   Nella stanza attigua il plotone era pronto. I Romanov non sospettavano alcunché.Nonostante li avessi avvisati tramite Botkin di non portare giu niente, avevano preso lo stesso qualche piccola cosa, cuscini, borsette ecc. e anche un cagnolino.       Quando sono arrivati nella stanza (dove, vicino all’ingresso, a destra, c’era una grande finestra che prendeva quasi tutta la lunghezza del muro), ho suggerito loro di mettersi in piedi contro la parete. In quel momento evidentemente non sospettavano quanto li aspettava. Alessandra ha detto:” Qui non ci sono nemmeno le sedie”. Nicola aveva portato giù alessio in braccio. Ora stava in piedi e reggeva il ragazzo.

Ho ordinato che venissero portate due sedie. Alessandra si è seduta su una delle due, a destra dell’ingresso vicino alla finestra, quasi nell’angolo. Accanto a lei, a sinistra dell’ingresso, stavano le figlie e Demidova. Alessio è stato messo di fianco alla madre sull’altra sedia, dietro di lui c’erano il dottor Botkin, il cuoco e gli altri, mentre Nicola era rimasto in piedi di fronte al figlio.  Contemporaneamente ho dato disposizione che gli uomini scendessero e ho ordinato che venisse predisposto tutto e che ognuno fosse al proprio posto in attesa dell’ordine. Nonostante avesse fatto sedere Alessio ,Nicola era in una posizione tale che gli faceva da scudo. A questo punto ho detto più o meno questo a Nicola: che i suoi reali parenti,in patria e all’estero, stavano tentando di liberarlo e che il soviet dei deputati dei lavoratori aveva ordinato che fossero fucilati. Nicola si è girato verso la famiglia, poi, come se si fosse ricordato di qualcosa, si è rigirato chiedendo: ” Che cosa? Che cosa?”. La squadra sapeva già dove doveva sparare e a chi, e aveva avuto l’ordine di mirare dritto al cuore per evitare un eccessivo spargimento di sangue e concludere la questione al più presto. Nicola non ha detto altro, si è girato di nuovo verso la famiglia, gli hanno lanciato qualche esclamazione incomprensibile, il tutto è durato pochi secondi. Poi è iniziata la sparatoria. Io ho sparato a Nicola e l’ho ucciso all’istante. Non ha avuto nemmeno il tempo di girarsi per avere una risposta. Ma poi il fuoco e diventato caotico e senza metodo. Malgrado la stanza fosse piccola, gli uomini avrebbero potuto starci tutti e portare a termine l’esecuzione in modo ordinato. Il fuoco si è intensificato a causa delle urla delle vittime. Ho avuto molta difficoltà a porre fine alla fucilazione.

Una pallottola sparata da uno del plotone che mi stava alle spalle mi ha sfiorato la testa, e un uomo ha avuto la mano trapassata e ferita.Quando è finita la sparatoria, ci siamo accorti che le figlie, Alessandra e, a quanto pare anche la dama di compagnia Demidova e Alessio erano ancora vivi. Ho pensato che fossero caduti a terra per paura, o forse di proposito, riuscendo così a rimanere in vita. Per cui ci siamo accinti a dare loro il colpo di grazia. Alessio era come impietrito sulla sedia quando gli ho sparato. Gli uomini sparavano alle ragazze, ma senza molto successo così Ermakov ha iniziato con la baionetta ma neanche questo è servito e alla fine abbiamo mirato dritto alla testa. Soltanto nella foresta ho scoperto perché era stato così difficile uccidere Alessandra e le ragazze. Le baionette non penetravano nei corpetti.

Poi i resti sono stati sepolti sotto il falò, quindi è stato acceso un altro fuoco, che ha coperto ogni traccia di sterro. Contemporaneamente per gli altri morti è stata scavata una fossa comune.

La buca, che misurava 3,5 arshin quadrati e profonda 2.5 arshin, è stata pronta alle 7 del mattino. I cadaveri sono stati deposti nella fossa mentre le facce e i corpi venivano cosparsi di acido solforico per renderli irriconoscibili, e anche per prevenire la fuoriuscita di fetore (la buca non era molto profonda).

Avendo ricoperto il tutto con terra e sterpi, vi hanno poggiato su dei travetti e ci sono passati su varie volte col camion finche non è scomparsa ogni traccia di sterro. Il segreto è stato mantenuto al cento per cento: i bianchi non hanno mai trovato questa tomba.

 

 

mil296

Lo zar Nicola II al centro circondato dalla sua famiglia. Furono tutti sterminati il 4 Luglio del 1917

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