Mese: gennaio 2016

“Non vi vogliamo, siete russi!” Agenzia di viaggio inglese rifiuta viaggio a due russi

L’agenzia di viaggi inglese OTP Holidays ha rifiutato di organizzare il viaggio a due turisti russi che volevano andarsene in Svizzera. Sul sito è apparso l’annuncio “Prego notare che, vista la situazione in Ucraina, non prendiamo prenotazioni dalla Russia. Tutte le prenotazioni andranno annullate e i soldi verranno restituiti”.

Condannare qualcuno per la sua provenienza, stabilire la colpa collettiva di un popolo, negando a semplici cittadini un diritto fondamentale come quello di  viaggiare ci sembra una cosa vecchia, scomparsa ed ingiusta. Eppure, la civile Inghilterra ci fa tornare indietro di qualche decennio. Anzi, di qualche millennio. E’ dagli antichi tempi di Abramo, padre delle fedi, che la colpa si intende come singola e non collettiva.  Ad un Dio vendicatore che voleva distruggere Sodoma e Gomorra, Abramo diceva nella Bibbia:”e non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?”. Dio, si sa, non perdonò, ma era il Dio vendicativo del vecchio testamento.

Anche noi occidentali non perdoniamo Mosca, la nuova Sodoma, città del peccato! Ma si sa, Putin è il demonio e i russi sono anime dannate.

 

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La versione di Putin che non sentiremo mai alla televisione

Il presidente Putin, intervistato dal giornale tedesco Bild, parla di sanzioni, geopolitica, e degli accordi di Minsk. L’occidente si concentra sulla Russia e estende di 6 mesi le sanzioni, ma chi non fa il proprio dovere e rallenta il processo di distensione fra Russia e Ucraina è proprio quest’ultima.

Il seguente video è sottotitolato in italiano (sottotitoli da attivare).

Baunov: la Russia è un paese capitalista con umori da paese socialista. Le sanzioni non serviranno a nulla.

 

Riportiamo parte della lunga intervista del giornale online Rosbalt ad Alexander Baunov, ex diplomatico russo ad Atene ed ora capo redattore di carnagie.ru

Rosbalt: Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato qualche mese fa che l’utilizzo di sanzioni economiche per fini geopolitici nuoce alle relazioni diplomatiche. Ma la Russia utilizza essa stessa sanzioni contro altre nazioni, la Turchia per esempio. Non è paradossale tutto ciò ?
Alexander Baunov: Tutto si spiega con il fatto che la Russia si è trovata nella posizione di una superpotenza alla quale una potenza regionale ha lanciato una sfida. La Turchia, oggi, gioca il ruolo che la Russia giocava nel 2014. E il nostro paese si comporta esattamente come la superpotenza a cui noi, nel 2014, lanciammo la sfida: gli Stati Uniti.
Con questo voglio dire che la Russia è circondata dal suo vecchio spazio imperiale, che è una sorta di “piattaforma continentale politica russa”.   La popolazione russa è legata a questo spazio da emozioni comuni, interdipendenza in diversi settori e i nostri leaders hanno dei progetti di sviluppo comune. Ed ecco che i governi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, sono entrati con prepotenza in questo spazio politico russo, passando per l’Ucraina. Questo ha costretto la Russia a rivedere i suoi piani, e abbiamo cominciato a vendicarci degli Stati Uniti come dell’Occidente in generale. Le sanzioni contro la Russia sono una risposta a questa vendetta russa.
Un po’ la stessa cosa è successa in Turchia. La Siria, che confina con la Turchia, faceva parte dell’Impero Ottomano. La sua popolazione ha in parte lo stesso sangue dei turchi. Inoltre, sotto Erdogan, la politica estera turca ha cambiato orientamento e si è diretta verso il mondo arabo, islamico. Ankara ha cercato di avere più influenza su quest’ultimo, di ricreare una specie di mondo post-ottomano.
Ciò detto, i turchi avevano i loro piani su cosa dovesse succedere in Siria. Finche Assad era al potere in maniera solida i turchi si sono sforzati di collaborare con lui. Ma dopo le primavere arabe, la Turchia ha deciso di eliminare Assad e ha investito tutte le sue forze su questo progetto. Ma ecco che una superpotenza, la Russia, ha cambiato tutti i piani turchi per il medio periodo. In questo scenario nessun accordo poteva venir trovato e Ankara si è vendicata per l’intervento russo a sostegno di Assad. La Russia, in risposta, ha adottato sanzioni economiche.
R: Si dice che l’arte della diplomazia consista nel portare gli altri a giocare il nostro gioco secondo le nostre regole…si può sperare che il gioco delle sanzioni possa portare un paese a giocare un gioco che non è vantaggioso per esso?
A.B. : In effetti, ci troviamo ad un bivio tra due valori: da un lato il pragmatismo economico e la ricchezza, dall’altro l’onore e la dignità. Secondo il sistema di valori dentro al quale il mondo russo cresce e si evolve era impossibile non rispondere alla terribile offesa fatta dalle autorità turche.
Allo stesso tempo, chiaramente, abbiamo molto da perdere. Fino a poche settimane fa eravamo alleati della Turchia. Certo, c’erano divisioni su certi punti, ma si riusciva a tenere un’alleanza sostanziale. Ed ecco che ci tocca una nuova guerra economica, e la Russia priva i propri cittadini, per il nuovo anno, di quella che era la loro seconda destinazione turistica preferita.
R: Cioè, la nostra diplomazia preferisce difendere “l’onore e la dignita”  della Russia piuttosto che favorire delle condizioni esteriori favorevoli per la nostra prosperità economica?
 
A.B. Per il momento sì. Ci troviamo di fronte ad un conflitto fra interessi da un lato e reputazione all’altro, sia all’esterno del paese che al suo interno. Noi forse sovrastimiamo la nostra importanza, e questo crea delle tensioni. Ma non dimentichiamoci che l’abbattimento del caccia russo da parte dei turchi costituisce il più classico dei casus belli. Cent’anni fa, sarebbe scoppiata una guerra per questo.
 
R: Vuole dire che le sanzioni non sono ancora sufficienti per difendere l’onore e la dignità dello stato?
 
Ci sono due ragioni per le quali noi non siamo in guerra contro la Turchia. Innanzitutto, parlando in generale, le guerre costano care e portano poco. Allo stesso tempo la dissuasione esercitata dal nucleare fa la sua parte. Ma soprattutto la Turchia e’ membro NATO, e sappiamo bene cosa succederebbe se la Russia abbattesse un caccia turco che sorvola lo spazio siriano…
R: Secondo lei perche le sanzioni sono diventate uno strumento così diffuso oggi?
Il mondo è diventato globale e i paesi sono sempre più connessi. Questa dipendenza può essere usata anche per scopi punitivi. Ma ciò detto le sanzioni non sono affatto un buon strumento, Cuba,Corea del Nord … a poco servono le sanzioni per fare cambiare i regimi. Noi oggi siamo un’economia di mercato capace di adattarsi, compensare le perdite, un’ economia che si piega ma non si rompe. Allo stesso tempo le sanzioni rischiano di ritardare il nostro sviluppo tecnologico. Che piaccia o no, ci sono economie forti e altre deboli e le sanzioni funzionano se sono i forti ad imporle ai deboli.
                                                                    …
Inoltre a differenza dell’Iran, non non possediamo un meccanismo che consente di cambiare l’orientamento del paese a piacere, senza elezioni. Perciò i cambiamenti sono possibili solo se fondamentali alla sopravvivenza del paese, anche all’interno di un sistema imperfetto. Senza parlare del fatto che i sitemi impefetti cambiano velocemente se le condizioni spingono in questa direzione.
Ma la grande maggioranza dei russi ora pensa questo: “cercano di distruggerci, bisogna resistere”. Questo umore combattivo è già molto diffuso e lo sarà sempre di più. Noi abbiamo la fortuna di avere un’economia capitalista attraversata da umori di mobilizzazione tipica dei paesi socialisti. E questo tipo di umore, se non prende la piega eccessiva del Venezuela di Chavez, è un potentissimo antidoto alle sanzioni economiche.
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Il giornalista, ex diplomatico Alexander Baunov

Fonte: http://www.rosbalt.ru/main/2015/12/11/1470355.html

Altro che libertà e benessere: il sogno di Maidan in mano agli oligarchi

Non si deve privare la volontà popolare della possibilità di esprimersi, ne si deve ritardare, nei limiti del possibile e del fattibile, ad esaudirne le richieste. Ma ci si deve sempre domandare se e quanto la volontà popolare sia lucida e quanto sia invece “suggerita” e sfruttata da chi ha ben altri interessi rispetto all’equa distribuzione del benessere e delle risorse all’interno del proprio paese.

James Sherr, membro marcatamente anti-putiniano di Chatham House, think tank inglese di geopolitica, sostiene giustamente che “l‘Ucraina, sin dalla propria indipendenza si è definita una nazione Europea. Anche se il paese ha diversi punti di contrasto, si è sempre distinto dal suo “fratello maggiore”, la Russia, grazie al fatto che l’Ucraina manca di un’ideologia e una coscienza Euroasiatica. Allo stesso tempo, la geopolitica e gli interessi economici hanno imposto nei 22 anni passati, un’attento bilanciamento fra Est e Ovest”.

E’ proprio questo attento bilanciamento fra l’anima europea e quella russa che aveva garantito un equilibrio politico all’Ucraina ad essere stato brutalmente rovesciato con le rivolte di piazza del febbraio del 2014, e con la buffonesca retorica anti-Russa adottata all’unisono dall’Occidente, senza alcun rispetto per la storia e gli interessi russi in un’area di grande importanza per Mosca.

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Una delle barricate in Piazza Maidan, teatro degli scontri fra governo e piazza. Marzo 2014

A piazza Maidan c’erano, salvo eccezioni come il partito di estrema destra Svoboda ed altri gruppi violenti, cittadini normali, che sognano, dopo decenni di miseria, di vivere come a Parigi, Roma, Venezia, e nessuno può o deve biasimarli per questo. Ma poco immaginano essi quanto lontani siano i loro governanti dal realizzare i loro pii desideri. Per capire meglio quanto siano distanti governanti e governati in Ucraina, è necessario capire che il potere  è distribuito in clans di oligarchi, che poco si occupano del benessere dei cittadini che protestano, e, per questo argomento, suggeriamo un vecchio articolo di Limes.

 

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I principali oligarchi in Ucraina secondo Bloomberg. Poroshenko è oggi presidente.

Come sostiene il già citato James Sherr, nel paper Ucraine, door closed? pubblicato dal Central Asia-Caucasus Institute nel 2014: “la posizione degli oligarchi ucraini è molto diversa. Con poche eccezioni, essi sono percepiti come il più grande ostacolo alla creazione ed instaurazione dell’economia di mercato in Ucraina. Rinat Akhmetov, Dmytro Firtash e Ihor Kolomoyskiy sono i principali attori in un sistema informale di governo, strettamente collegato agli affari, che caratterizza l’economia ucraina. A torto o meno, sono stati spesso accusati di comportamenti brutali per tenere ed espandere il loro controllo sul mercato ucraino“.

Eppure, nonostante il discettare dell’Unione Europea su economia di mercato e diritti umani, l’Ucraina viene, rebus sic stantibus, incoraggiata ad associarsi il più possibile all’Europa. Nulla di più ghiotto per gli oligarchi, “favorevoli a legami maggiori con l’Unione Europea, e  contrari ad un ingresso dell’Ucraina nell’Unione Euroasiatica (il progetto russo di unione economica fra alcuni ex paesi sovietici, ndr). I loro affari sono infatti fortemente orientati all’export, e i loro orizzonti sono globali. Metalli e minerali, che costituiscono il 50% degli export ucraini, non sono soggetti alle restrizioni imposte dall’Organizzazione mondiale del Commercio, e lo sarebbero invece se l’Ucraina diventasse parte dell’Unione Euroasiatica”(ibidem). 

E se gli oligarchi ucraini sono attratti dai sicuri ricavi del giro della finanza mondiale e dal commercio di materie prime senza dazi o con dazi molto bassi, anche gli “oligarchi” europei sono attratti dalla fertile terra Ucraina.

Come già denunciato dal partito di Sinistra Ucraina, e riportato da Russia Insider,” nascosta sotto la crisi Ucraina, vediamo un preoccupante trasferimento di di terra agli oligarchi ucraini, ma anche a imprese occidentali. Nel passato l’Ucraina era considerata il granaio dell’Unione Sovietica grazie alla sua terra particolarmente produttiva. Con 32 milioni di ettari di terra coltivabile, l’Ucraina può essere 2 volte più produttiva della Germania. Già ora, metà del suolo ucraino è controllato da imprese estere…L’Ucraina è uno dei più promettenti mercati per i produttori di sementi, Monsanto e DuPont. Si teme che Monsanto, per esempio, eserciti una fortissima pressione su Kiev per costringere il governo ad autorizzare lo sviluppo di biotecnologia e OGM. L’anno scorso la Monsanto ha investito 140 milioni di euro per aumentare le potenzialità produttive”.

Insomma, è facile spingere un popolo avvezzo alla fame alla rivolta in nome della libertà, promettendo loro il tenore di vita di Parigi ed il sistema sociale della scandinavia. Ma dietro a questa guerra e questa lotta geopolitica in cui sono morti molti, ci sono interessi economici di pochi. L’Unione Europea tace, dimostrando, ancora una volta, l’assenza totale di una visione politica e sociale, e confermando la propria natura tecnico-normativa, che facilita, più che i popoli d’europa, elitari interessi economici.

 

Il discorso di capodanno di Putin: amore per la famiglia, la patria e le tradizioni

Riportiamo per i nostri lettori il discorso tenuto a reti unificate dal presidente Russo Vladimir Putin a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre scorso. Un discorso breve, e molto semplice in cui il presidente ha parlato di poche cose e ha augurato felicità e prosperità ai cittadini russi.

 

Rispettabili cittadini della Russia, cari amici,                                                                     tra pochi minuti inizierà il 2016. Questo meraviglioso momento di passaggio tra passato e futuro ci è noto dall’infanzia. Lo attentiamo con gioia, speranza ed emozione. Crediamo che tutto ciò che è migliore e luminoso si avvererà. Seguendo la tradizione festeggiamo questo momento con la nostra famiglia e gli amici più cari. Certo non a tutti è dato di festeggiare con la famiglia: bisogna lavorare negli ospedali, in fabbrica, adempiere al dovere militare, difendere i confini e garantire continuamente la nostra sicurezza per terra, mare ed aria. Noi siamo grati a chi, giorno e notte, nei giorni di festa o nei giorni di lavoro è sempre in servizio. Oggi, in particolare, vorrei fare gli auguri a quei nostri militari che combattono il terrorismo internazionale e proteggono la Russia nei suoi confini più lontani. Per fare questo è necessario forza di volontà, fermezza e determinazione. Queste qualità, tra l’altro, sono necessarie sempre, e per qualsiasi azione noi facciamo. Il successo della nazione intera dipende dal lavoro efficiente e dai successi di ognuno di noi: abbiamo un fine comune, l’aspirazione di portare qualcosa di buono alla nostra patria, assumendo  responsabilità del suo destino. Nel 2015, l’anno che lasciamo, abbiamo festeggiato il 70esimo anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. La nostra storia, l’esperienza dei nostri padri e nonni, la loro capacità dei restare uniti nel tempo difficile e la loro forza d’animo sono per noi un grandioso esempio. Loro ci aiutano e ci aiuteranno a rispondere degnamente alle sfide dei nostri giorni.     Cari amici, stanotte sentiamo particolarmente come ci sono cari i nostri famigliari, come è importante che stiano bene, che tutto vada loro bene, che i nostri genitori siano riscaldati dall’affetto e dalle cure e che torni a loro tutto il bene che loro hanno fatto a noi. Che i nostri figli crescano intelligenti e attivi mentre amore, tenerezza, generosità e compassione ci accompagnino nelle azioni di tutti i giorni.                                                                            Al nuovo anno mancano pochi secondi. Auguriamoci allora di avere successo, di essere felici; ringraziamoci per il sostegno e la comprensione reciproca, per la sensibilità. E brindiamo alla prosperità e al benessere della Russia. Buon anno 2016!

 

 

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Solo la Russia fa guerra all’ISIS smascherando l’Occidente

Una cosa è certa nel difficile quadro della complicata guerra siriana che sta facendo emergere interessi nascosti, fra gli altri, di Arabia Saudita, Turchia e degli stessi Stati Uniti (e quindi dell’Unione Europea): sono i russi infatti, i soli che fanno una seria guerra all’ISIS. Mosca ha fatto in pochi mesi molto più delle forze americane in diversi anni. Secondo quanto riportato da Il Primato Internazionale “grazie ai bombardamenti selettivi, la Russia avrebbe almeno dimezzato gli introiti derivanti all’Isis dallo smercio di greggio, da 3 milioni a meno di 1.5 milioni di dollari al giorno”. L’ America non solo non ha fatto retrocedere lo stato islamico di un metro, o volutamente non colpisce le sue fonti di finanziamento, ma fa poco per smentire i torbidi rapporti con il mondo islamico che vedrebbero protagonisti anche influenti membri del governo americano come Lindsey Graham e John McCain. Il senatore anti-intervento Rand Paul ha dichiarato che “l’ Isis è sempre più forte perché i falchi del nostro partito hanno fornito indiscriminatamente armi agli estremisti”, e che: “l’ISIS è in Libia perché i nostri l’hanno voluto li…così come in Iraq e in Siria…volevano eliminare Assad e bombardare la Siria. Sono stati loro a creare questa gente”.

Ma che interessi ci sono dietro? Sicuramente gli alleati dell’Occidente in Medio Oriente, e cioè Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Turchia e Israele hanno tutti più interesse a sostenere la galassia sunnita che quella sciita. I quattro paesi musulmani citati sopra perché sunniti, e perché strettamente legati da interessi economici all’Occidente che li finanzia e protegge. Israele perché non vuole una crescita significativa degli sciiti di Hezbollah nel vicino Libano, attivo dal 1982 contro Israele e “contro il sistema imperialistico americano”. Una Siria, un Iraq e un Libano stabili e marcatamente sciiti (sotto la protezione dell’Iran) consentirebbero un grande avanzamento del mondo sciita in Medio Oriente. E forse anche la costruzione di pipelines fra Iran (riammesso nel gioco internazionale da pochi mesi) e Europa, che dovrebbe passare attraverso la Siria e che darebbe molto fastidio al mondo sunnita e a Israele.

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