Altro che libertà e benessere: il sogno di Maidan in mano agli oligarchi

Non si deve privare la volontà popolare della possibilità di esprimersi, ne si deve ritardare, nei limiti del possibile e del fattibile, ad esaudirne le richieste. Ma ci si deve sempre domandare se e quanto la volontà popolare sia lucida e quanto sia invece “suggerita” e sfruttata da chi ha ben altri interessi rispetto all’equa distribuzione del benessere e delle risorse all’interno del proprio paese.

James Sherr, membro marcatamente anti-putiniano di Chatham House, think tank inglese di geopolitica, sostiene giustamente che “l‘Ucraina, sin dalla propria indipendenza si è definita una nazione Europea. Anche se il paese ha diversi punti di contrasto, si è sempre distinto dal suo “fratello maggiore”, la Russia, grazie al fatto che l’Ucraina manca di un’ideologia e una coscienza Euroasiatica. Allo stesso tempo, la geopolitica e gli interessi economici hanno imposto nei 22 anni passati, un’attento bilanciamento fra Est e Ovest”.

E’ proprio questo attento bilanciamento fra l’anima europea e quella russa che aveva garantito un equilibrio politico all’Ucraina ad essere stato brutalmente rovesciato con le rivolte di piazza del febbraio del 2014, e con la buffonesca retorica anti-Russa adottata all’unisono dall’Occidente, senza alcun rispetto per la storia e gli interessi russi in un’area di grande importanza per Mosca.

Maidan

Una delle barricate in Piazza Maidan, teatro degli scontri fra governo e piazza. Marzo 2014

A piazza Maidan c’erano, salvo eccezioni come il partito di estrema destra Svoboda ed altri gruppi violenti, cittadini normali, che sognano, dopo decenni di miseria, di vivere come a Parigi, Roma, Venezia, e nessuno può o deve biasimarli per questo. Ma poco immaginano essi quanto lontani siano i loro governanti dal realizzare i loro pii desideri. Per capire meglio quanto siano distanti governanti e governati in Ucraina, è necessario capire che il potere  è distribuito in clans di oligarchi, che poco si occupano del benessere dei cittadini che protestano, e, per questo argomento, suggeriamo un vecchio articolo di Limes.

 

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I principali oligarchi in Ucraina secondo Bloomberg. Poroshenko è oggi presidente.

Come sostiene il già citato James Sherr, nel paper Ucraine, door closed? pubblicato dal Central Asia-Caucasus Institute nel 2014: “la posizione degli oligarchi ucraini è molto diversa. Con poche eccezioni, essi sono percepiti come il più grande ostacolo alla creazione ed instaurazione dell’economia di mercato in Ucraina. Rinat Akhmetov, Dmytro Firtash e Ihor Kolomoyskiy sono i principali attori in un sistema informale di governo, strettamente collegato agli affari, che caratterizza l’economia ucraina. A torto o meno, sono stati spesso accusati di comportamenti brutali per tenere ed espandere il loro controllo sul mercato ucraino“.

Eppure, nonostante il discettare dell’Unione Europea su economia di mercato e diritti umani, l’Ucraina viene, rebus sic stantibus, incoraggiata ad associarsi il più possibile all’Europa. Nulla di più ghiotto per gli oligarchi, “favorevoli a legami maggiori con l’Unione Europea, e  contrari ad un ingresso dell’Ucraina nell’Unione Euroasiatica (il progetto russo di unione economica fra alcuni ex paesi sovietici, ndr). I loro affari sono infatti fortemente orientati all’export, e i loro orizzonti sono globali. Metalli e minerali, che costituiscono il 50% degli export ucraini, non sono soggetti alle restrizioni imposte dall’Organizzazione mondiale del Commercio, e lo sarebbero invece se l’Ucraina diventasse parte dell’Unione Euroasiatica”(ibidem). 

E se gli oligarchi ucraini sono attratti dai sicuri ricavi del giro della finanza mondiale e dal commercio di materie prime senza dazi o con dazi molto bassi, anche gli “oligarchi” europei sono attratti dalla fertile terra Ucraina.

Come già denunciato dal partito di Sinistra Ucraina, e riportato da Russia Insider,” nascosta sotto la crisi Ucraina, vediamo un preoccupante trasferimento di di terra agli oligarchi ucraini, ma anche a imprese occidentali. Nel passato l’Ucraina era considerata il granaio dell’Unione Sovietica grazie alla sua terra particolarmente produttiva. Con 32 milioni di ettari di terra coltivabile, l’Ucraina può essere 2 volte più produttiva della Germania. Già ora, metà del suolo ucraino è controllato da imprese estere…L’Ucraina è uno dei più promettenti mercati per i produttori di sementi, Monsanto e DuPont. Si teme che Monsanto, per esempio, eserciti una fortissima pressione su Kiev per costringere il governo ad autorizzare lo sviluppo di biotecnologia e OGM. L’anno scorso la Monsanto ha investito 140 milioni di euro per aumentare le potenzialità produttive”.

Insomma, è facile spingere un popolo avvezzo alla fame alla rivolta in nome della libertà, promettendo loro il tenore di vita di Parigi ed il sistema sociale della scandinavia. Ma dietro a questa guerra e questa lotta geopolitica in cui sono morti molti, ci sono interessi economici di pochi. L’Unione Europea tace, dimostrando, ancora una volta, l’assenza totale di una visione politica e sociale, e confermando la propria natura tecnico-normativa, che facilita, più che i popoli d’europa, elitari interessi economici.

 

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