Baunov: la Russia è un paese capitalista con umori da paese socialista. Le sanzioni non serviranno a nulla.

 

Riportiamo parte della lunga intervista del giornale online Rosbalt ad Alexander Baunov, ex diplomatico russo ad Atene ed ora capo redattore di carnagie.ru

Rosbalt: Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato qualche mese fa che l’utilizzo di sanzioni economiche per fini geopolitici nuoce alle relazioni diplomatiche. Ma la Russia utilizza essa stessa sanzioni contro altre nazioni, la Turchia per esempio. Non è paradossale tutto ciò ?
Alexander Baunov: Tutto si spiega con il fatto che la Russia si è trovata nella posizione di una superpotenza alla quale una potenza regionale ha lanciato una sfida. La Turchia, oggi, gioca il ruolo che la Russia giocava nel 2014. E il nostro paese si comporta esattamente come la superpotenza a cui noi, nel 2014, lanciammo la sfida: gli Stati Uniti.
Con questo voglio dire che la Russia è circondata dal suo vecchio spazio imperiale, che è una sorta di “piattaforma continentale politica russa”.   La popolazione russa è legata a questo spazio da emozioni comuni, interdipendenza in diversi settori e i nostri leaders hanno dei progetti di sviluppo comune. Ed ecco che i governi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, sono entrati con prepotenza in questo spazio politico russo, passando per l’Ucraina. Questo ha costretto la Russia a rivedere i suoi piani, e abbiamo cominciato a vendicarci degli Stati Uniti come dell’Occidente in generale. Le sanzioni contro la Russia sono una risposta a questa vendetta russa.
Un po’ la stessa cosa è successa in Turchia. La Siria, che confina con la Turchia, faceva parte dell’Impero Ottomano. La sua popolazione ha in parte lo stesso sangue dei turchi. Inoltre, sotto Erdogan, la politica estera turca ha cambiato orientamento e si è diretta verso il mondo arabo, islamico. Ankara ha cercato di avere più influenza su quest’ultimo, di ricreare una specie di mondo post-ottomano.
Ciò detto, i turchi avevano i loro piani su cosa dovesse succedere in Siria. Finche Assad era al potere in maniera solida i turchi si sono sforzati di collaborare con lui. Ma dopo le primavere arabe, la Turchia ha deciso di eliminare Assad e ha investito tutte le sue forze su questo progetto. Ma ecco che una superpotenza, la Russia, ha cambiato tutti i piani turchi per il medio periodo. In questo scenario nessun accordo poteva venir trovato e Ankara si è vendicata per l’intervento russo a sostegno di Assad. La Russia, in risposta, ha adottato sanzioni economiche.
R: Si dice che l’arte della diplomazia consista nel portare gli altri a giocare il nostro gioco secondo le nostre regole…si può sperare che il gioco delle sanzioni possa portare un paese a giocare un gioco che non è vantaggioso per esso?
A.B. : In effetti, ci troviamo ad un bivio tra due valori: da un lato il pragmatismo economico e la ricchezza, dall’altro l’onore e la dignità. Secondo il sistema di valori dentro al quale il mondo russo cresce e si evolve era impossibile non rispondere alla terribile offesa fatta dalle autorità turche.
Allo stesso tempo, chiaramente, abbiamo molto da perdere. Fino a poche settimane fa eravamo alleati della Turchia. Certo, c’erano divisioni su certi punti, ma si riusciva a tenere un’alleanza sostanziale. Ed ecco che ci tocca una nuova guerra economica, e la Russia priva i propri cittadini, per il nuovo anno, di quella che era la loro seconda destinazione turistica preferita.
R: Cioè, la nostra diplomazia preferisce difendere “l’onore e la dignita”  della Russia piuttosto che favorire delle condizioni esteriori favorevoli per la nostra prosperità economica?
 
A.B. Per il momento sì. Ci troviamo di fronte ad un conflitto fra interessi da un lato e reputazione all’altro, sia all’esterno del paese che al suo interno. Noi forse sovrastimiamo la nostra importanza, e questo crea delle tensioni. Ma non dimentichiamoci che l’abbattimento del caccia russo da parte dei turchi costituisce il più classico dei casus belli. Cent’anni fa, sarebbe scoppiata una guerra per questo.
 
R: Vuole dire che le sanzioni non sono ancora sufficienti per difendere l’onore e la dignità dello stato?
 
Ci sono due ragioni per le quali noi non siamo in guerra contro la Turchia. Innanzitutto, parlando in generale, le guerre costano care e portano poco. Allo stesso tempo la dissuasione esercitata dal nucleare fa la sua parte. Ma soprattutto la Turchia e’ membro NATO, e sappiamo bene cosa succederebbe se la Russia abbattesse un caccia turco che sorvola lo spazio siriano…
R: Secondo lei perche le sanzioni sono diventate uno strumento così diffuso oggi?
Il mondo è diventato globale e i paesi sono sempre più connessi. Questa dipendenza può essere usata anche per scopi punitivi. Ma ciò detto le sanzioni non sono affatto un buon strumento, Cuba,Corea del Nord … a poco servono le sanzioni per fare cambiare i regimi. Noi oggi siamo un’economia di mercato capace di adattarsi, compensare le perdite, un’ economia che si piega ma non si rompe. Allo stesso tempo le sanzioni rischiano di ritardare il nostro sviluppo tecnologico. Che piaccia o no, ci sono economie forti e altre deboli e le sanzioni funzionano se sono i forti ad imporle ai deboli.
                                                                    …
Inoltre a differenza dell’Iran, non non possediamo un meccanismo che consente di cambiare l’orientamento del paese a piacere, senza elezioni. Perciò i cambiamenti sono possibili solo se fondamentali alla sopravvivenza del paese, anche all’interno di un sistema imperfetto. Senza parlare del fatto che i sitemi impefetti cambiano velocemente se le condizioni spingono in questa direzione.
Ma la grande maggioranza dei russi ora pensa questo: “cercano di distruggerci, bisogna resistere”. Questo umore combattivo è già molto diffuso e lo sarà sempre di più. Noi abbiamo la fortuna di avere un’economia capitalista attraversata da umori di mobilizzazione tipica dei paesi socialisti. E questo tipo di umore, se non prende la piega eccessiva del Venezuela di Chavez, è un potentissimo antidoto alle sanzioni economiche.
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Il giornalista, ex diplomatico Alexander Baunov

Fonte: http://www.rosbalt.ru/main/2015/12/11/1470355.html

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