Mese: febbraio 2016

Il TTIP è una NATO economica, nient’altro

Chi di voi si perda negli esasperanti dettagli economici e tecnici discussi nel trattato economico fra USA e UE, il così detto Trans Pacific Trade and Investment Partnership (TTIP), non arriverà lontano. Poco hanno bisogno le due economie di unirsi sotto un trattato. I dazi, già molto bassi, consentono un proficuo scambio commerciale, e, ammesso che sia una buona cosa, uniformare i regolamenti sanitari sarebbe davvero una questione da nulla. Per quanto ne possano dire i no-global inoltre, non sono certo le multinazionali che beneficeranno del trattato. Queste ultime, con mezzi e informazioni decuplicati rispetto alle piccole e medie imprese europee ed americane, sanno già come penetrare nei rispettivi mercati, riuscendo, grazie ai loro profitti, a pagare, e, all’occorrenza, riuscendo ad eludere i dazi doganali. Ma, appunto, il fatto che le multinazionali non abbiano bisogno del trattato di cui tanto si parla è un indizio ancora più interessante del fatto che il business non c’entri niente con TTIP.              Il contributo alla crescita europea sarebbe minimo, come dice la stessa Eurostat. Nel migliore dei casi, uno 0,5% di crescita del PIL per l’Italia dopo 3 anni. Nulla che una buona riforma finanziaria, un po’ meno austerità e forti investimenti pubblici non riescano facilmente ad ottenere. Scordatevi quindi di trovare una soluzione economica sul  perche ci si chiuda in stanze recondite per discussioni infinite sugli OGM, lo spessore dei fanali delle auto, l’altezza alla quale montare la cintura di sicurezza nelle auto: la ragione è geopolitica e la chiave di tutto è nella mente coloniale degli Stati Uniti.

 

TTIP

Mettiamoci a guardare le cose dal punto di vista americano. Nulla infastidisce Washington più di un allineamento fra l’UE e la Russia. Quando, dal 2012 in poi, con il terzo mandato di Putin, la Russia, divenuta forte, membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, con un solido avanzo commerciale e riserve valutarie di circa 500 miliardi di dollari, ha teso la mano all’Europa offrendole energia a basso costo in cambio di beni lavorati per una crescente classe media sempre più patriottica e benestante, gli Stati Uniti hanno preteso di esercitare lo ius primae noctis sulla politica estera europea, come avviene dal 1945. Ed ecco Maidan, la lotta per la libertà di un popolo che si opprime da solo, dove gli americani hanno dimostrato di non capire niente di geopolitica e di storia. Poi la ripicca per la ovvia e necessaria “annessione” della Crimea: le sanzioni, per dare un bel colpo all’economia russa.

Poi, così si è pensato a Washington, niente più South Stream, il gasdotto che doveva passare per la Turchia e arrivare nel sud Europa portando petrolio: ben venga allora che la Russia e la Turchia litighino fino a livelli pericolosissimi. L’episodio dell’aereo abbattuto? Chi ha davvero vinto è l’America. Come altro isolare la Russia, pensano alla Casa Bianca? Per prima cosa niente soluzione alla crisi in Ucraina, nonostante la lotta comune al nemico del XXI secolo, l’ISIS. Ben venga infatti che il gas russo non transiti verso l’Europa, e per il più lungo tempo possibile: guai a chi propone soluzioni sensate alla crisi nel Donbass! Ora che l’America ha scoperto lo shale oil, ha il diritto di prelazione sul mercato energetico europeo. Per fortuna che il Medio Oriente è in fiamme. L’America, adesso che si può permettere costi bassi di estrazione dello shale oil, non ha più interesse a tenere fuori l’Iran. Aumenti pure la quantità di petrolio sul mercato, con conseguente calo del prezzo: questo, sanno bene a Washington, danneggerà prima di tutti la Russia. In Medio Oriente poi c’è lSIS, che dono provvidenziale! Così l’America lascia la Russia a combattere il terrorismo (quello cattivo) e a sostenere il tiranno (quello cattivo) mentre l’America finanzia il terrorismo (quello buono) e altri tiranni (quelli buoni). Come se non mancasse, l’UE regala 3 miliardi di Euro alla Turchia per gestire il flusso di profughi e non ci costringa a vederci per quello che siamo: razzisti e divisi. Facendo ciò dimentichiamo pero’ che Erdogan è molto più tiranno di Putin, ha chiuso molti più giornali e ha arrestato molti più dissidenti, ammesso che questo sia l’indice di tirannia. Il resto è propaganda: George Soros dichiara che Putin è una minaccia all’esistenza dell’Europa mentre accorati e patetici articoli sulla stampa inglese continuano a parlare degli Stati Baltici come dei condannati a morte: è solo questione di tempo prima che la Russia li inghiotta!

E allora, si firmi questo TTIP, questa NATO economica! Ma non si dica che è per tenere fuori la Russia dalla geopolitica che geograficamente le spetterebbe. Non si dica che è per ridurre la sua quota nel mercato energetico europeo. Altrimenti, se lo si sapesse, forse qualche coraggioso filo-russo in Europa firmerebbe una petizione contro il TTIP. Per quanto possa avere valore l’opinione di chi non si allinea al nuovo Patto Atlantico.

Nel prossimo articolo vi forniremo il link per firmare la petizione contro il TTIP.