Mese: maggio 2016

Come le sanzioni occidentali hanno aiutato l’economia russa

Mentre le nazioni del G7 decidono per un ennesimo rinnovo delle sanzioni alla Russia, Medvedev annuncia a sorpresa un prolungamento dell’embargo dei prodotti alimentari occidentali fino alla fine del 2017 e cioè oltre il possibile periodo di prolungamento delle sanzioni contro la Russia. Una mossa suicida? Si tratta davvero di privare il popolo russo di beni di prima necessità come frutta, verdura e formaggi, in gran parte assenti nel mercato interno?

No. Nel 2014 la Russia ha risposto alle sanzioni  di USA e UE con delle controsanzioni, relative soprattutto al settore alimentare. L’Italia è stata pesantemente danneggiata da queste contro sanzioni, poiché esportava in Russia oltre un miliardo di euro in prodotti agricoli e caseari prima del 2014. Mentre noi abbiamo semplicemente perso un mercato in crescita, in Russia la situazione sta migliorando. Dopo un anno e mezzo, le importazioni sono state sostituite da produzione locale russa e quindi, per proteggere i nuovi produttori locali, il governo ora prolunga l’embargo che si era autoinflitto e che aveva causato non pochi danni all’economia russa nei primi mesi. La situazione è cambiata: ormai risulta più conveniente produrre localmente che importare, almeno per alcuni prodotti specifici. Anche se le sanzioni alla Russia fossero sospese, dunque, potrebbe rivelarsi dannoso per Mosca riaprire alle importazioni dal mondo di certi prodotti o comunque contrario all’interesse di chi lavora nel settore agro-alimentare. Insomma, oltre a perdere un alleato politicamente fondamentale, l’Europa ha perso anche un mercato di sbocco per i prodotti europei (più danneggiati paesi come l’Italia e la Polonia), senza essere riuscita ad influenzare minimamente la geopolitica di Mosca.

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Il primo ministro russo Dimitrij Medvedev ha garantito che prolungherà l’embargo di prodotti alimentari fino alla fine del 2017.

“Io garantisco che preparerò il prolungamento delle contromisure economiche non di un anno, ma fino alla fine del 2017. Sara preparata una bozza da presentare al presidente. Perciò, coloro che si occupano del settore agro-alimentare riceveranno più tempo per pianificare i loro investimenti” ha detto il primo ministro.

Gia un anno e mezzo è passato dall’implementazione delle controsanzioni nel settore alimentare verso l’EU e gli USA. Nel 2015 le importazioni dei prodotti interessati si è  ridotta significativamente: del 66% per quanto riguarda il pesce fresco e in scatola; le importazioni di carne si sono ridotte del 44%, del 38% quelle dei vari tipi di oli, del 37% quelle di formaggi così come quelle di carne congelata.

Ad aprile di quest’anno, il centro studi di Gazprombank ha dimostrato che oggi non sussiste  completamente più l’effetto negativo delle controsanzioni. Secondo l’opinione degli esperti del centro, il mercato ha saputo adattarsi alle nuove condizioni. Il prolungamento dell’embargo non peserà più sull’inflazione e sull’aumento dei prezzi dei prodotti, sostiene il capo del centro studi di Gazprombank Daria Snitko.

Se prima del 2015 il mercato russo importava il 50% della carne di pollo consumata ogni anno, la produzione locale riesce adesso a soddisfare interamente la domanda. E questo è solo un esempio.


Fonti:

Kommerzanthttp://www.kommersant.ru/doc/2999747 e

Vedomosti: http://www.vedomosti.ru/business/articles/2016/05/27/642707-medvedev-poruchil-prodleniyu

 

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Jamala vince con la sua canzone anti-russa, premiata da un’Europa sempre più kitsch e senza visione politica

Cosa sia l’Eurovision Contest non è chiarissimo. Una specie di Sanremo europeo, regno del politicamente corretto, dell’intellettualmente sterile e del kitsch. Si scrive infatti così, con un cuore al posto della V di vision.

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Ogni nazione partecipa con un cantante, ed è così dal 1956. Si capisce che, in tempi di propaganda come quello attuale, non si premia il cantante più bravo, ma quello che proviene dal paese più obbediente o più attrattivo per i progetti di espansione europei. La debolezza intrinseca del progetto europeo, resasi evidente dalla crisi del 2008 e peggiorata fino a raggiungere i minimi storici odierni di Brexit, Grexit e crisi degli immigrati, rende infatti necessario questo tentativo posticcio di dare all’Europa un’aria di posto felice. Nessun discussione seria sui problemi veri dell’Europa (e ce ne sono!): ha vinto infatti una canzonetta anti-Russa, con un testo pesante e noioso che ammicca alla proverbiale e incorreggibile cattiveria dei russi.

Jamala, cantante ucraina di origine tartara, ha trionfato con “1944”, canzone che parla delle deportazioni  dei tartari di Crimea ordinate da Stalin. Una minoranza tornata “scomoda” oggi, da quando ha protestato contro l’annessione della Crimea da parte della Russia. Chi sono i tartari dunque? Quel 2% che ha votato NO al referendum di annessione della Crimea alla Russia per capirci.  L’Europa, povera creatura, abituata com’è a trattare solo numeri piccoli, non si è proprio accorta di quel 98% di SI, ma solo del 2% di NO e ha giudicato Putin come un cattivo conquistatore alla Gengis Khan, che calpesta la volontà di autodeterminazione dei popoli. Poveri tartari, discriminati! L’Europa si che ha molto da insegnare in materia di integrazione!                   Per fortuna allora che Jamala ha sfoderato questo testo trascinante (che riportiamo sotto), che ristabilisce l’ordine e schiaffeggia i cattivi russi. Il regolamento in teoria vieta testi politici. La mente Europea adora i regolamenti. Eppure il testo di “1944” è questo:

When strangers are coming
They come to your house
They kill you all
And say
We’re not guilty
Not guilty

Where is your mind?
Humanity cries
You think you are gods
But everyone dies
Don’t swallow my soul
Our souls

I couldn’t spend my youth there
Because you took away my peace
I couldn’t spend my youth there
Because you took away my peace

We could build a future
Where people are free
To live and love
The happiest time

Where is your heart?
Humanity rise
You think you are gods
But everyone dies
Don’t swallow my soul
Our souls

I couldn’t spend my youth there
Because you took away my peace
I couldn’t spend my youth there
Because you took away my peace

Nonostante il testo sconnesso e reticente, tutti hanno capito che c’è stato un tentativo di criticare l’annessione (secondo noi, che in Crimea ci siamo stati, la felice unione) della penisola alla Russia: Putin è come Stalin, che ruba l’infanzia ai bambini della Crimea. E così Jamala, ennesima ancella del pensiero unico, ha trionfato. Poroshenko, commosso, l’ha ringraziata pubblicamente, mentre i russi hanno reagito con la giusta ironia: la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha detto che la prossima volta vincerà una canzone contro Bashar Assad.

Non resta che augurarsi che sotto questa patina kitsch e buonista, l’Europa non perda il senso dell’utilità politica ed economica e riprenda il dialogo con la Russia. Ma ci vorrebbero degli statisti europei con una EuroVision a lungo termine che non si scrive con il Cuore, ma con il Cervello.