Mese: settembre 2017

La Russia non rinnova aiuti umanitari alle repubbliche separatiste in Ucraina

L’amministrazione della Federazione Russa non ha rinnovato “l’aiuto umanitario ai territori separatisti”, un riferimento chiaro alle province del Donbass e di Lugansk, in Ucraina orientale.  Il 1 Settembre scorso, al termine dell’incontro con il vice premier Dimitrij Kozaka, il Ministero delle finanze ha dato l’ordine di “eliminare dal budget per il 2018 e per il periodo fiscale 2019 e 2020, tutte le spese relative all’aiuto umanitario ai territori separatisti”.  Continua invece il sostegno alla Crimea e a Kaliningrad, regioni periferiche, ma strategicamente essenziali per Mosca.

Ricordiamo che dopo il brusco cambiamento di potere a Kiev nel febbraio del 2014, le regioni dell’est dell’Ucraina, storicamente e culturalmente russe, hanno iniziato una guerra di resistenza contro il governo filo-europeo di Kiev. La Russia, non avendo grande interesse strategico e soprattutto non potendo alzare a livelli irrecuperabili la tensione con la NATO , ha sempre sostenuto tiepidamente le due repubbliche dichiaratesi autonome e filo-russe. Ora non stupisce che le spese per il loro sostentamento siano state eliminate completamente dal Budget.

Kaliningrad e la Crimea sono invece di tutta un’altra rilevanza.

Kaliningrad, in realta’, e’ un organo residuale della seconda guerra mondiale. Territorio storicamente tedesco, poi parte del “corridoio polacco”, venne occupato dalla Russia durante gli anni finali della seconda guerra mondiale, come linea di difesa contro i nazisti. Oggi torna ad essere un avamposto rilevante per lo schieramento di truppe o di missili, nel caso, poco probabile ma molto giornalistico, di un conflitto fra la Russia e l’Occidente.

La vera ragione comunque, per la quale Kaliningrad resta alla Russia, (la stessa invero per cui il sud Tirolo resta all’Italia) e’ che gli Stati che potrebbero avanzare pretese su Kaliningrad, e cioe’ Polonia e Germania, da 50 anni non sono piu’ abituati (per fortuna) a vedere la mappa Europea in termini strategici e quindi con confini negoziabili.

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Kaliningrad, piede russo in Europa fra Stati Baltici e Polonia

 

La situazione delle Crimea e’ invece molto piu’ importante per Mosca, ed ha radici molto piu profonde. La Crimea e’ un cuore pulsante russo che si e’ trovato a far parte dell’Ucraina durante il confuso e arbitrario avvicendarsi di stati e staterelli sovrani dopo il tramonto dell’URSS. Durante gli anni 90 e il primo decennio del 2000, finche’ l’Ucraina ha svolto il ruolo di satellite russo, l’appartenenza della Crimea a Kiev era poco rilevante. Le truppe russe la’ presenti e gli interessi strategici e commerciali del Cremlino non venivano messi in discussione. Dopo il confuso sogno europeo delle piazze di Kiev, invece, con cui America ed Europa nascondevano interessi ben piu’ concreti,  Putin ha visto passare lo spettro di una Crimea in mano alla NATO, con tutto cio che questo comporta, ed e’ intervenuto. Questo blog si e’ sempre espresso in favore della ragionevolezza storica della “conquista” russa delle penisola della Crimea.

La Russia rinuncia quindi a sostenere i territori separatisti, sicuramente mossa utile per ulteriori negoziazioni con Ucraina, UE e USA. Putin perde una pedina che in fondo non era relistico tenere sullo scacchiere, ma con una mossa rende ridicole le accuse dell’occidente russofobico che lo dipingevano come aggressivo nostalgico dell’Impero Russo e si prepara a concentrare gli sforzi economici e diplomatici sulla vera vittoria geopolitica dell’era di Putin: la Crimea.

 

Mosca compie 870 anni

Mosca e’ in festa. Quest’anno compie 870 anni.

Della fondazione, nel 1147, Mosca ha passato una storia complessa e piena di colpi di scena: citta periferica dell’impero dell’Antica Rus’, divento’ poi centro del mondo russo nel 1400 sfruttando abilmente prima e scacciando poi il giogo dei Tatari, fino a che Pietroburgo non le rubo’ il ruolo di capitale nel 1700.

Durante la Grande Guerra, per ragioni strategiche e ideologiche (il nemico che avanzava e l’odio per il tripudio classista della cessata Corte di Pietroburgo), Mosca torno’ ad essere capitale e lo resto’ anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Ed e’ simbolicamente giusto che resti tale: la Russia e’ sempre piu Asia, sempre meno Europa, sempre meno occidente. La responsabilita’ di questo spostamento ad Est della Federazione Russa e’ materia complessa, ma ricordiamo che la scintilla fu la contesa nazione Ucraina, costretta a scegliere fra Russia e Unione Europea.

Sempre meno integrata nei circoli occidentali, sempre in peggiori rapporti con gli Stati Uniti, la Russia si inventa con piacere occasioni per celebrare la propria storia, questa volta attraverso intellettuali, musicisti, astronauti, tutti nati o vissuti a Mosca.

La citta’ e’ cosparsa di enormi manifesti che ricordano personalita’ conosciute e amate dai cittadini e dal paese tutto.

 

Lo slogan che si ripete su tutti i cartelloni e’: “Mosca870. La citta dove si fa la storia”

 

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Questo manifesto ricorda Konstantin Stanislavskij, fondatore dell’omonimo sistema di recitazione

Restano i sentori di una retorica ancora tipicamente “sovietica” della celebrazione del “compagno musicista” o “compagno professore”, ma l’idea che a Mosca, oggi,  si faccia la storia non e’ un’ idea azzardata. Sempre piu’ la Russia torna ad essere un centro politico militare e culturale.Dalla guerra contro l’ISIS, alla conquista dell’Artico Mosca e’ un luogo di turbolenti avvenimenti, per quanto questo spaventi e confonda un Occidente diviso e indebolito.

Grazie poi alle sanzioni, in Russia adesso si producono anche mozzarella e burrate, che non saranno DOP, ma non sono niente male.

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Alexandr Scriabin, compositore del XX secolo

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La prima donna a volare nello spazio, Svetlana Savitzkaya