Perché la Religione Ortodossa Rende lo Stato Autoritario Indispensabile

Da Max Weber sappiamo che la religione di un Paese influenza molti dei fattori importanti per lo sviluppo dello stesso: l’economia che si va formando e consolidando nei secoli, il senso di felicità della popolazione, il loro modo di sopportare o meno l’autorità dello Stato e le relazioni fra i diversi gruppi sociali.

Secondo un recente paper della World Bank è stata in gran misura la religione ortodossa a creare terreno fertile per il comunismo nello scorso secolo e resta oggi  un ingrediente importante per la ricostruzione in chiave patriarcale di Bulgaria, Russia e altri stati ex-comunisti.

“La cristianità Occidentale, che ha dato origine a Cattolicesimo e Protestantesimo, ha sempre messo enfasi sul razionalismo, la ricerca logica e la messa in discussione dell’autorità. La cristianità Orientale era associata invece a esperienze mistiche, comunitarismo e poneva minore accento sulla Legge e sul rapporto fra uomo e Potere” si legge fra l’altro nel paper.

Certo, le autorità comuniste dell’est Europa eliminarono completamente la religione come chiave di lettura del mondo, ma si servirono di quegli aspetti culturali e sociali che la religione ortodossa aveva lasciato: rispetto sacro per le tradizioni, sospetto per le innovazioni sociali e politiche e reverenza assoluta per l’Autorità.  Va inoltre aggiunto che a differenza dell’Europa Occidentale cattolica e poi protestante, il mondo ortodosso  non conobbe mai lo sdoppiamento di potere generato dalla lotta fra Trono e Altare che aveva attraversato l’Europa fra il decimo e il dodicesimo secolo. Insomma, non ci sono mai stati dubbi per i russi sull’unicità del Potere e dunque sulla sua infallibilità.

Questo ha avuto ed ha tuttora ricadute politiche ed economiche. Gli ortodossi sono sempre stati propensi a pensare, per esempio, che il possesso pubblico di un determinato bene fosse meglio del possesso privato giacche l’individualismo era un concetto “occidentale” con forti connotazioni contrarie al sentire comune dei fedeli.

Ed ecco quindi che il comunismo ha trovato terreno fertile. Se in Occidente le idee di Marx erano frutto di uno sforzo tutto intellettuale, proprio perché contrarie all’individualismo (capitalista) sul quale si fondava lo Stato borghese, in Russia erano filtrate come antiche verità, già messe in pratica da tempo immemore dalle “comuni” contadine pre-esistenti a qualsiasi forma di pensiero comunista occidentale.

Non sorprende allora che i russi  abbiano vissuto il capitalismo rampante degli anni ’90 come una violenza importata dall’Occidente e, esclusi i pochi che si sono arricchiti, i piu accolgono con favore la presenza costante dello Stato nelle attivita economiche. L’economia russa si basa infatti non sull’inizativa privata, ma su settori che tradizionalmente sono di appannaggio statale: le risorse naturali, l’industria militare e aerospaziale.

Ma poca iniziativa economica significa poca pluralità politica: la nuova Russia ricorda molto la Russia di cento, duecento, trecento anni fa: anche allora era insieme imitatrice e sospettosa di tutto cio che proveniva dall’Occidente.  Comunismo si, ma con uno Stato autoritario, capitalismo si ma con uno Stato autoritario. E ancora oggi Dio e lo Zar sono il panorama politico di un popolo sempre piu simile alla propria memoria di sé che all’Occidente.

 

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Cupole di una chiesa all’interno delle mura del Cremlino

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